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La donna oltre la diva nei ricordi di un amico particolare

A sedici anni, James Haspiel rubò un bacio alla diva. Fu soltanto l’inizio buon compleanno

La donna oltre la diva nei ricordi di un amico particolare

"Miss Monroe, me lo darebbe un bacio?". Tra i fans accalcati sotto al St. Regis Hotel di New York il sedicenne James Haspiel ha osato l'inosabile. E fra gli "ooooh!" invidiosi della folla, la più fulgida diva del XX secolo decide di premiarlo. Bacia (sulla guancia) colui che, da quel giorno, diverrà il più devoto dei suoi adoratori. A cent'anni dalla nascita (1 giugno 1926) Marilyn Monroe torna più viva e struggente che mai nella testimonianza dell'oggi ottantottenne Haspiel: l'unico che abbia realizzato il sogno di qualsiasi fan della diva. Diventarne l'amico. Ignorato dai media, protetto dal reciproco affetto, e totalmente disinteressato, il singolarissimo legame nasce da quel casto bacio. E durerà otto, incredibili anni, immortalato da decine di foto e filmini in 8 millimetri, con i quali, da ombra discreta ma tenace, Jimmy - orfano e nullatenente - diverrà per Marilyn prima cavalier servente, poi confidente intimo, infine figlio elettivo. Quattro giorni dopo l'insperato bacio, il 15 settembre 1955, Jimmy è su Lexington Avenue, proprio accanto alla cinepresa che immortala Marilyn nella leggendaria scena di Quando la moglie è in vacanza: la gonna svolazzante, sulla grata della metropolitana. "Confesso -racconta in Marilyn -The ultimate look at the legend, il libro che solo nel '91 ha rivelato la sua incredibile storia che non ebbi difficoltà a vedere quanto le sue sottili mutandine avrebbero dovuto nascondere". Jimmy si apposta tutti i giorni sotto l'appartamento di Marilyn al Waldorf Towers; la scorta quando lei va a piedi al salone di bellezza Arden, quando fa la "mascherina" alla prima mondiale de La valle dell'Eden con James Dean, o si esibisce in groppa ad un elefante dipinto di rosa, al Madison Square Garden. Tanta assiduità intenerisce la diva. E quando lui, per difenderla da un molestatore, chiama al soccorso un taxi, lei: "Salta su", gli sussurra, rendendolo l'adolescente più felice d'America. "Capii allora che l'attrice vista sullo schermo non aveva nulla a che vedere con la donna che avevo davanti. Lei era Norma Jeane Baker, non Marilyn Monroe. E la donna reale era di gran lunga superiore alla sua versione di celluloide". Marilyn si rivela infatti a Jimmy premurosa ("Hai mangiato abbastanza?") affettuosa ("Se eravamo in tanti ad aspettarla, lei si sbracciava solo me: Hallo, Jimmy!") generosa ("Col suo parrucchiere Pete Leonardi girava per Bowery Street, distribuendo denaro ai senzatetto") e desiderosa di migliorarsi: "Sulla testiera del letto - racconta lui, dopo che lei l'ha ammesso nel suo appartamento - teneva un ritratto di Abramo Lincoln. E nel soggiorno uno di Albert Einstein". In breve le tappe della carriera della diva vedono nel sedicenne un testimone e fotografo diretto, anche se defilato. S'intrufola alla trionfale prima di A qualcuno piace caldo; al Consolato Italiano dove un'impacciata Anna Magnani ("non sapeva dove appoggiare l'ombrello") consegna a Marilyn il David di Donatello vinto per Il Principe e la Ballerina; alle prove dei costumi per Gli Spostati, ultimo film della star. Ma prende parte attiva anche ai misteri, ai drammi della donna. È nascosto sulle scale dell'appartamento di Lee Strasberg - insegnante e mentore di Marilyn all'Actors Studio - quando lei va ad un appuntamento segreto col drammaturgo Arthur Miller (e lo chiama col vezzeggiativo yiddish "Bubela"); raggiunge la stanza del Doctors Hospital dove il suo idolo è ricoverato, per un aborto spontaneo; stende una coperta sul cadavere della giornalista che, inseguendo Marilyn e Miller sulle strade del Connecticut, ha avuto un mortale incidente d'auto. Tutto questo fa sì che presto Jimmy adori la "vera" Marilyn. E quasi detesti l'altra. "Una sera che alcuni passanti la riconobbero mentre, struccata e con le scarpe basse, era con me, lei di colpo socchiuse gli occhi e assunse un tono sexy. Si sentiva in dovere di interpretare Marilyn per loro. Non capiva che loro l'avrebbero amata lo stesso, e anche di più, nei panni di Norma Jeane". Cioè della giovane donna che usciva mimetizzata con un semplice pellicciotto, pantaloni e senza tacchi a spillo. Che pagava i ragazzacci che catturavano dei colombi per rivenderli, perché li liberassero, invece. E che a chi per strada le chiedeva "Ma lei è Marilyn?" rispondeva serafica: "No, sono Mamie Van Doren (una starlette bionda dell'epoca, n.d.r.)". Quella volta fu rimproverata dall'amico: "Ora quelli passeranno il resto della vita a dire in giro: Ho incontrato Mamie Van Doren, ed è cento volte meglio di Marilyn Monroe!". La spiegazione d'un legame così inconsueto risiede forse nelle analoghe radici. "Anche mia madre fu abbandonata dal marito, come la sua. Anch'io fui affidato ad estranei ed ebbi un'infanzia infelice, come lei". E non c'è dubbio che il giovanissimo Jimmy riempisse nell'infelice star il vuoto provocato dalla mancata maternità. "La sera della sua morte, nel comodino accanto al suo letto, vennero trovate le foto di quelli che lei riteneva un po' i suoi figli.

E cioè i figli dei suoi due mariti: Joe DiMaggio e Arthur Miller". Ma c'era anche la foto di un altro "figlio". Jimmy. E sul bordo dello scatto la sfortunata diva aveva scritto: "Al solo e unico Jimmy. Ti voglio bene, Marilyn".

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