Le donne della Cdu in rivolta per la scollatura della Merkel

Lo slogan in sé è piuttosto banale: «Abbiamo di più da offrire». Ma Vera Lengsfeld, 57enne candidata di punta della Cdu (la Democrazia cristiana tedesca) alle elezioni politiche del prossimo 27 settembre in Germania, ha pensato bene di compensare con le immagini: sul manifesto della sua campagna a Berlino campeggia una sua foto con evidente scollatura, affiancata audacemente a quella della Cancelliera Angela Merkel altrettanto generosamente esposta. L’“offerta” è chiaramente politica ma viene proposta con un gioco di parole insolitamente piccante per le abitudini dei tedeschi. E le reazioni critiche, di cui poi diremo, non si sono fatte attendere.
Il recupero a fini propagandistici dell’unica foto in circolazione di Angela Merkel in décolleté (risale all’anno scorso, quando la Cancelliera si presentò con l’insolita mise in un teatro di Oslo) ha una spiegazione pratica. Vera Lengsfeld, ex dissidente e attivista per i diritti umani negli anni bui della Ddr, si candida nel collegio berlinese di Kreuzberg-Friedrichshain, roccaforte inespugnabile della sinistra: alle ultime politiche del 2006 la Cdu vi ha racimolato un miserrimo 11 per cento. «Qui non possiamo saltar fuori con dei manifesti normali, non li guarderebbe nessuno», ha spiegato la Lengsfeld. Ed è fuori discussione che l’agognata attenzione, con 750 manifesti in tutto, sia stata ottenuta. A che prezzo, però?
La presidente dell’Unione delle Donne tedesche Maria Böhmer ha subito lamentato la «caccia all’effetto» e la «carenza dei contenuti» del manifesto incriminato. Nello stesso comitato elettorale della candidata della Cdu molte voci critiche si sono subito levate: Vera Lengsfeld viene accusata di aver eccessivamente abbassato il livello della comunicazione elettorale e di aver fatto ricorso al «sessismo», qualunque cosa questo termine possa significare. «Questa donna non deve entrare in Parlamento - ha scritto un indignato cittadino sul sito web della candidata -, ciò che ha fatto è del tutto indecente e privo di dignità». Un altro ha definito il manifesto «raffazzonato»: ma la parola tedesca Schlampen, cui ha fatto ricorso, significa anche per estensione «donnacce».
La Lengsfeld ha reagito in tono battagliero. «Sessismo? È ridicolo - ha detto -. Cosa c’è di sessistico in due signore in abito da sera? Se uno non conosce l’autoironia è impossibile insegnargliela». Dopodiché ha ammesso senza problemi di non aver concordato con la Cancelliera il contenuto di quel manifesto che è finito sui giornali di mezzo mondo. Il responsabile berlinese della Cdu Frank Henkel sdrammatizza e invita a prendere la cosa con umorismo («a me sembra spiritoso»), mentre Angela Merkel, saggiamente, tace.
Rimane da registrare un evidente cambiamento del costume in Germania in tema di morale sessuale in politica. Due distinte signore di mezza età suscitano riprovazione se finiscono su un manifesto elettorale in abito da sera estivo. Mentre è ormai tranquillamente accettato che il leader di un partito borghese come quello liberale, Guido Westerwelle, partecipi a serate pubbliche sottobraccio al suo partner omosessuale. Una forma di outing perfettamente accettata dall’elettorato, se è vero come è vero che nei sondaggi la Fdp viaggia su un brillante 13-15 per cento che le consentirebbe di diventare il futuro alleato di governo proprio della Cdu. Per non dire del popolarissimo sindaco socialdemocratico di Berlino Klaus Wowereit, gay dichiarato, o di quello di Amburgo Ole Van Beust, che è al tempo stesso omosessuale e democristiano. È proprio vero che ogni epoca ha il suo sessismo. E i suoi tartufi.

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