Donne fatali, soldati e sogni: Énard in viaggio nella Russia profonda

Una storia d'amore e amicizia narrata in treno Pensando ai cosacchi, a Gor'kij e a Babel'

Donne fatali, soldati e sogni: Énard in viaggio nella Russia profonda

Prima di Vladimir, per me la Russia era Jeanne - un paese lontano, sconosciuto, dove i cosacchi del Don partivano alla carica con le sciabole sguainate, dove i cavallini dei mongoli sfilavano in parata intorno a iurte dorate. Jeanne voleva andare a studiare a Mosca. Così è partita, lasciandomi a Parigi, e io l'ho raggiunta solo mesi dopo. Parlava russo, aveva amici russi; so che ha incontrato Vladimir sul Volga, durante una gita in barca al largo di Kazan'. Kazan' capitale del Tatarstan deve essere un po' a valle, non molto lontano da qui; in treno non vedi niente, attraversi fiumi, percorri foreste; è come se il paesaggio ti smerigliasse gli occhi, ore e ore con la carta vetrata del paesaggio, cosa mi è saltato in testa di partire da solo, continuo a sentire Jeanne, la voce di Jeanne, vieni a casa mia potremmo farci un tè e metterci a letto, che idiota, ci saremmo presi cura l'una dell'altro, mi sarei preso cura di Jeanne e lei si sarebbe presa cura di me, ci saremmo confortati e aggrappati dolcemente l'uno all'altra nell'alba, ci saremmo tenuti per le spalle per impedirci di piombare nel dolore e nei ganci, e invece no, ho deciso di partire, di attraversare mezza Russia per andare in un villaggio sperduto a incontrare chissà chi, una vecchia nonna, una casa dove qualcuno è cresciuto, un'infanzia; Volodia non aveva mai voluto mostrarmi il suo villaggio natale, troppo lontano e troppo sperduto diceva. Immagino casette di legno siberiane, colorate, circondate da giardini recintati, nel bel mezzo della pianura. Mi ricordo che quando avevamo visitato la casa di Gor'kij, Vlado mi aveva spiegato che casa sua era un po' simile a quella, stanze minuscole, una rimessa, una stufa di ceramica; del fuoco avevano tutti paura, più di un ubriacone era bruciato vivo nella sua baracca dopo essersi dimenticato di tirare via le braci la sera, ancora duemila chilometri di treno e sarò arrivato, per fare cosa non lo so.

Che cosa cerchiamo nei viaggi, cosa vogliamo quando decidiamo di partire, nulla potrà mai restituirmi Vladimir, il principe Bolkonskij è ormai sparito da tempo, mi raccontava storie russe terrificanti, storie atroci di deportazione, di prigionia, di guerra civile, me ne ricordo una che aveva letto nell'Armata a cavallo di Isaak Babel': un soldato della cavalleria rossa arriva in un villaggio dell'Ucraina e cerca un posto dove dormire, si ritrova a dividere una stanza con due sfollati, un anziano ebreo e la figlia. Il soldato decide di coricarsi accanto al vecchio che già dorme e, distrutto dalla stanchezza, piomba subito nel sonno. In piena notte viene svegliato dalla ragazza che gli dice: ha fatto incubo, per favore la smetta di dare calci a mio padre. Stupito dalla passività dell'uomo sempre immobile, il soldato si gira, solleva la coperta e sul petto del vecchio ebreo scopre una ferita orrenda: il giorno prima è stato massacrato a colpi di sciabola dai Bianchi; il cavalleggero rosso ha dormito accanto a un cadavere vegliato dalla figlia. Terrorizzato, salta negli stivali e poi sul cavallo e riparte verso la Rivoluzione.

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