Gentile direttore,
Elly Schlein continua a ripetere che l'Italia sarebbe un Paese sempre più povero, precario, disoccupato, senza futuro. Lo ha detto ancora pochi giorni fa in un'intervista a «Repubblica». Eppure proprio in queste ore l'Istat certifica che il rischio povertà in Italia è ai minimi storici. Anche l'occupazione cresce e il governo Meloni, piaccia o no, è uno dei più longevi degli ultimi decenni. A questo punto mi chiedo: dov'è la verità? Nei dati oppure nella propaganda politica?
Giuseppe Agnesi
Caro Giuseppe,
la verità sta nei numeri. E i numeri hanno un pregio enorme: non votano, non fanno comizi, non partecipano ai talk show, non si commuovono davanti agli slogan. I numeri descrivono la realtà. E la realtà, oggi, racconta una storia molto diversa da quella che la sinistra tenta disperatamente di imporci ogni giorno. L'Istat certifica che il rischio povertà in Italia è ai minimi storici. L'occupazione cresce. Il mercato del lavoro è più dinamico. Il governo Meloni, che secondo la propaganda progressista avrebbe dovuto precipitare il Paese nel baratro, sta invece ottenendo risultati concreti in uno dei periodi storici più difficili degli ultimi anni. Perché governare oggi non significa amministrare tempi tranquilli. Significa affrontare guerre internazionali, crisi energetiche, inflazione, tensioni geopolitiche, instabilità economiche globali, immigrazione incontrollata e una Europa spesso paralizzata dalla propria burocrazia ideologica. Eppure, nonostante tutto questo, l'Italia non è sprofondata. Anzi. Tiene. Cresce. Resiste. E in alcuni indicatori migliora sensibilmente. Questo manda in tilt la sinistra. Perché la sinistra vive di narrazione catastrofista. Ha bisogno di raccontare un Paese in ginocchio, disperato, affamato, oppresso. Se la realtà smentisce questa rappresentazione, allora non resta che aggrapparsi al nulla: alle scarpe della premier, ai vestiti della premier, ai rapporti con Trump, alla caricatura della «serva degli Stati Uniti», a polemiche ridicole che evaporano dopo ventiquattro ore. Ma i dati restano. E sai qual è il problema più grande per Schlein e compagni? Che Meloni non è attaccabile sul piano della concretezza amministrativa. Non è perfetta, nessun governo lo è, ma è difficile sostenere seriamente che stia distruggendo il Paese quando cresce l'occupazione, diminuisce il rischio povertà, aumentano gli investimenti, il governo dura e l'Italia, nonostante tutto, mantiene stabilità politica e credibilità internazionale.
La sinistra seguita poi a proporre ricette economiche che hanno già fallito clamorosamente. Penso al salario minimo elevato a formula magica universale. Mi ricorda molto il reddito di cittadinanza grillino: doveva abolire la povertà e creare occupazione. Ha prodotto l'effetto opposto. Ha incentivato assistenzialismo, lavoro nero, dipendenza dallo Stato e disincentivo al lavoro. Guarda caso, da quando quel meccanismo tossico è stato ridimensionato, il mercato del lavoro ha ripreso a muoversi con maggiore vitalità. Anche questo è un dato, non un'opinione. La verità è che la sinistra italiana non riesce ad accettare una cosa semplicissima: Giorgia Meloni, contro ogni previsione, si sta dimostrando molto più capace di quanto sperassero i suoi avversari. E questo li esaspera.
Perché avevano costruito tutta la loro identità politica sull'idea che una donna definita «fascista» avrebbe inevitabilmente portato il Paese al disastro. Il disastro, però, non si vede. E allora resta soltanto la caricatura. Rimane l'insulto. Rimane la demonizzazione permanente. Ma intanto l'Italia va avanti. E i numeri, impietosamente, continuano a raccontarlo.