Ma dove si utilizza gli aborti non aumentano

La pillola abortiva è realtà anche in Italia. Le donne potranno scegliere come abortire. Non ci saranno più solo ferri e camici verdi. Ma farmaci. Restano gli interrogativi, le «zone d’ombra». Resta il dubbio che con l’arrivo della pillola il numero degli aborti aumenti. Secondo un sondaggio via web il 30% delle donne, infatti, crede che la «pasticca» non sia una buona idea perché porterebbe a considerare l’aborto «una passeggiata». Ma i dati dicono il contrario, nei Paesi dove la Ru486 viene utilizzata non ci sono stati incrementi di interruzioni di gravidanza. «Questa pillola non inciderà sulle scelte delle donne. A cambiare saranno solo le modalità, non il numero di aborti». Ne è convinta il presidente dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna Francesca Marzagonda. «L’aborto è sempre doloroso, per chiunque. Si prenderà semplicemente una pillola senza un intervento chirurgico».
Le donne ancora, sono divise. A far paura all’altra metà che dice no alla Ru486 è proprio quella parola: «semplicità». E il sospetto che una pillola possa ingannare. La sofferenza minore rende tutto troppo facile. Non piace l’idea dell’aborto chimico. Non piace il messaggio che arriva alle ragazze. Queste le paure. Chi dice sì invece è la parte progressista, quella che ha fiducia nel futuro, nella scienza, figlie della contraccezione chimica, che difendono la Ru486, la invocano e prendono a esempio gli altri Paesi industrializzati del mondo. E dicono: la Ru è quasi ovunque ormai. Ed effettivamente i Paesi dove non è ancora diventata legale sono pochi. In Europa a farne a meno sono solo Polonia, Lituania e Irlanda, lì dove più forte è il sentimento cattolico. Per il resto si vende ovunque. Ha aperto la Francia, nel 1988, poco dopo averla inventata, poi Gran Bretagna, Svezia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Israele, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda, Russia. E ogni volta, prima di entrare in vigore, ha scatenato reazioni e opposizioni.
Secondo la relazione annuale del ministro della Salute nel 2008 sono state effettuate 121.406 interruzioni di gravidanza con un decremento del 4,1% rispetto al 2007 e una diminuzione addirittura del 48,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’aborto. «La percentuale degli aborti in Italia è tra le più basse a livello internazionale», conferma Eugenia Roccella. Ma restano dubbi e timori, soprattutto per il futuro. «La Ru486 non fa aumentare il numero degli aborti, almeno non direttamente. Quello su cui oggi bisogna riflettere è sulla cultura che stiamo importando. Non tanto sui numeri. Oggi in Italia la contraccezione chimica è minore agli altri Paesi, qui esiste ancora una cultura favorevole rispetto alla famiglia. Oggi fortunatamente siamo uno dei Paesi in cui il numero degli aborti tra le minorenni è bassissimo, e altrettanto basso è il numero delle recidive. È un sistema che va difeso».
Intanto in Italia ci sono già state sperimentazioni della Ru486. In tre regioni italiane, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte, le donne hanno potuto scegliere la via farmacologica. All’ospedale Maggiore di Bologna su seimila aborti, il 4% è stato fatto con la pillola. Ma in generale non ci sono stati più aborti. Forse troppo presto per dirlo. Eppure la tendenza è confermata anche dove la pillola esiste già da diversi anni. Nel 2000 negli Stai Uniti gli aborti sono stati il 21,3 per mille, vent’anni prima la percentuale era di 29,3 per mille. Ma neppure in Francia, dove la pillola abortiva è stata introdotta per la prima volta nel 1988 non ci sono stati aumenti. A confermarlo è il professor Rogeer Henrion, della clinica ostetrica Port-Royal di Parigi. «Da quanto mi risulta la pillola non ha provocato più aborti. Quando arrivano qui le donne sanno già cosa vogliono, noi le aiutiamo solo a scegliere le modalità».

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