Draghi: ancora matrimoni fra Popolari

Bene le operazioni concluse: «Superati campanilismi e personalismi»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Avanti con le aggregazioni, specie fra banche popolari, e nuove regole per superare i vincoli del rapporto banca-impresa che in Europa costituiscono «un caso isolato». Mario Draghi incoraggia le nuove concentrazioni. Ma non solo. Sollecita il legislatore ad allineare le nostre norme creditizie a quelle europee. E invita le banche a ridurre i costi per la clientela, «ancora troppo alti».
Ai molti banchieri che affollano il palazzo della Cancelleria per la Giornata mondiale del Risparmio, presente il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il governatore della Banca d’Italia dà atto dei progressi fatti nella ristrutturazione del sistema. Negli ultimi dieci anni, ricorda, le concentrazioni hanno interessato circa l’80% delle attività totali del sistema bancario, e «altre significative aggregazioni si prospettano in questi giorni». In particolare, le banche popolari si sono ridotte da 95 a solo trentasei. «Esiste spazio per ulteriori aggregazioni - osserva Draghi - senza che la maggiore complessità dei nuovi gruppi ne comprometta la vocazione al finanziamento delle economie locali». Certo, aggiunge, bisognerà riflettere sulla governance delle popolari, visto che «recenti vicende» hanno messo in luce i rischi che possono derivare da regole inadeguate.
Se all’assemblea Forex di Cagliari il governatore aveva invitato i banchieri a «superare il campanile», otto mesi più tardi registra che l’appello ha sortito un esito positivo: «Sempre di più, coloro che promuovono le operazioni di consolidamento, presidenti e amministratori, si stanno mostrando capaci di comprendere i benefici delle aggregazioni, e di superare i campanilismi e i personalismi che le ostacolano». Ora occorre andare avanti su questa strada. «La presenza di grandi operatori in un mercato globale - commenta il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti - non è più un’opzione, ma una necessità».
Draghi ritiene che sia anche necessario attenuare gli attuali vincoli che impongono una rigida separazione nel rapporto banca-industria, allineando la disciplina italiana a quella comunitaria. In particolare, sono da valutare con attenzione «le regole che stabiliscono stretti vincoli quantitativi nell’intervento di soggetti non finanziari nel capitale delle banche, che costituiscono nel panorama europeo un caso isolato».
La maggiore efficienza non riguarda soltanto le banche, ma «deve essere trasferita appieno a famiglie e imprese». Draghi rileva che «i costi dei servizi bancari per la clientela sono ancora troppo alti». In particolare il governatore chiede di eliminare i costi connessi con l’estinzione dei rapporti: «La piena portabilità dei conti, inclusi i servizi accessori, deve essere assicurata». Il governatore condivide le finalità della norma prevista nella legge Bersani, ma la sua impostazione ha generato «problemi interpretativi»: sarebbe dunque preferibile che la legge stabilisse il principio, demandandone l’applicazione all’autoregolamentazione.
Infine, Draghi chiede al governo «una riflessione» sulla norma che ridefinisce l’assetto proprietario di Bankitalia, modificandola in modo da assicurare la piena tutela della sua indipendenza. Anche il presidente dell’Abi Corrado Faissola sollecita modifiche alla legge sul risparmio, in particolare all’«insoddisfacente disciplina» della circolazione presso il pubblico di prodotti finanziari originariamente collocati presso investitori professionali.

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