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Il dramma di Haiti nel racconto degli italiani sopravvissuti e tornati a casa

"Sono confusa, ma felice di essere viva...".Queste le prime parole di Cristina Iampieri, funzionaria dell'Onu. Il terremoto, ricorda, "é stata una sensazione bruttissima, in un minuto è cambiato tutto e le scosse sono continuate anche successivamente tanto che sembrava di essere su una piattaforma galleggiante"

Il dramma di Haiti nel racconto degli italiani sopravvissuti e tornati a casa

Roma - Racconti dal terremoto, testimonianze del dramma di Haiti vissuto in prima persona, sono i racconti dei primi italia rientrati in patria. Sopravvissuti al forte sisma che ha devastato l'isola. Erano sull'aereo Falcon dell'Aeronautica militare atterato a Roma, Ciampino: 13 italiani in tutto. Quattro nuclei familiari, tre bambini e il gatto di uno dei bimbi. Sull'aereo hanno viaggiato anche una donna incinta e un anziano di 87 anni.

"Sono confusa, ma felice di essere viva...".Queste le prime parole di Cristina Iampieri, funzionaria dell'Onu appena rientrata. Il terremoto, ricorda, "é stata una sensazione bruttissima, in un minuto è cambiato tutto e le scosse sono continuate anche successivamente tanto che sembrava di essere su una piattaforma galleggiante. Voglio ringraziare il governo italiano per tutto quello che ha fatto per noi". Al momento della scossa, aggiunge, "ero a casa, l'appartamento ha tenuto ma è inagibile, mentre l'ufficio è stato distrutto". "Non so - osserva - se torneremo ad Haiti, io lavoro per l'Onu e probabilmente torneremo lì ma ora la situazione è molto difficile".

"E' tutto distrutto, la nostra casa lesionata e chissà se potremo abitarla di nuovo". A parlare, appena atterrato a Ciampino con il volo dei primi rimpatriati da Haiti, è Francesco Nocera, ottantasettenne di origine napoletana e decano degli italiani sull'isola. "Sono 60 anni - ricorda Nocera - che stavo ad Haiti, abbiamo un'attività commerciale nel campo dell'abbigliamento, ma ora è tutto distrutto e i miei figli mi consigliano di restare in Italia".

"Sono tra i 60 che si sono salvati dal crollo dell'hotel Cristopher perché non eravamo nei piani alti", dice Matteo Menin, volontario delle Nazioni Unite.

"C'erano - spiega Menin - italiani che lavoravano dal terzo piano in su dell'hotel e può darsi che qualcuno sia rimasto sotto le macerie. Io - aggiunge - sono stato fortunato anche perché ho un ufficio con la porta sul cortile e, appena sentita la scorsa, sono subito uscito". 

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