Dublino, contro i «no» all’Europa in campo Ryanair

LondraE ora tutti gli occhi tornano a puntare sull'Irlanda. Il destino del trattato di Lisbona è infatti di nuovo in mano alla piccola Repubblica, la cui popolazione non rappresenta neppure l'1% della popolazione europea. Perchè la nuova Costituzione possa entrare in vigore infatti dev'essere ratificata da tutti e 27 gli Stati membri della comunità. All'appello mancano Repubblica Ceca, Polonia, Germania e Irlanda, appunto. Ma a differenza dei primi tre Paesi, gli irlandesi sono gli unici a poter dire la loro con un referendum.
Nel 2008 la loro risposta era stata un «no» secco. Allora esperti e politici avevano spiegato che il rifiuto era stato causato dalla scarsa informazione e dalla confusione creatasi tra i votanti. Il 2 ottobre prossimo però, data fissata per il secondo voto referendario, il trattato rischia di vedersi sbattuta nuovamente la porta in faccia. Secondo l'ultimo sondaggio dell'Irish Times il partito dei favorevoli è sceso sotto la soglia del 50%. Il sì al trattato ha perso infatti 8 punti percentuali raggiungendo il 46%, mentre i contrari guadagnano un punto e arrivano a quota 29%. L'ago della bilancia sarà come spesso accade quella larga fascia di indecisi che attualmente si aggira intorno al 25% della popolazione. Conquistarli alla causa europeista non sarà facile anche perchè Fianna Fail, il partito attualmente al governo che spinge per il «sì», non gode di grande popolarità in un periodo in cui l'Irlanda si trova a combattere contro la peggiore recessione degli ultimi decenni. Gli elettori potrebbero votare picche soltanto per punire un governo considerato incapace.
«Non mi sono mai illuso che sarebbe stato un voto facile - ha dichiarato nei giorni scorsi Michael Martin, ministro degli Esteri - ma penso ancora che possiamo farcela». In soccorso del partito del «sì» si sono schierate molte associazioni - anche se spesso in netto contrasto con la maggioranza di governo - ed è sceso in campo perfino un colosso come la compagnia aerea low-cost Ryanair che ha annunciato un investimento di 500mila euro per promuovere la campagna referendaria a favore della ratifica. «Il futuro dell'Irlanda sta nel trovarsi al centro dell'Europa», ha dichiarato ieri il numero uno e principale azionista della società Michael O'Leary che ha annunciato di voler spendere 200mila euro in pubblicità e altri 300mila euro in posti scontati per enfatizzare che la politica europea sui voli a basso prezzo ha permesso alla compagnia di esistere e di avere successo. «Se l'Irlanda voterà "no" al trattato - ha affermato ancora O'Leary - il nostro futuro economico verrà rovinato dalla cattiva gestione del governo e della pubblica amministrazione e dai sindacati del settore statale». Il manager ha detto di credere che la maggioranza degli irlandesi sia intenzionata a votare a favore, ma è convinto che il governo attuale non sia in grado di influenzare positivamente l’esito del referendum. «Se lasciamo la campagna in mano a Brian Cowen, Micheal Martin e altri incompetenti - ha aggiunto - c'è il rischio che il fronte del "sì" possa perdere di nuovo».
L’esito del voto avrà conseguenze dirette sugli altri Paesi in bilico. I leader di Repubblica Ceca e Polonia, già scettici sul trattato, hanno dichiarato di voler aspettare l'esito del referendum irlandese prima di fare la loro mossa. Ed è chiaro che, nel caso di una vittoria del «no», la loro risposta non potrebbe essere diversa da quella di Dublino.

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