Due anni di «okkupazione» tra macchinari e fili scoperti

Da ospedale di eccellenza a condominio. Da sala di radiologia a mini-appartamento. L’ex Istituto per la cura dei tumori Regina Elena, uno dei più grandi ospedali di Roma, era occupato dal 22 giugno 2007. Protagoniste circa 180 famiglie provenienti da un’altra occupazione, quella del vicino stabile ex-Inpdai in via Catania. Una specie di "permuta", concordata con il III municipio. Ad arrivare, alla luce del sole, con furgoni e auto quel giorno sono oltre seicento persone, in maggioranza romeni, poi sudamericani, senegalesi, sudanesi, etiopi. E anche una piccola comunità rom. nuovi “inquilini” si sistemano come a casa propria. Laboratori, stanze di segreteria, gabinetti di analisi, perfino la sala Tac: ogni locale diventa un mini-appartamento completo di tavoli, brandine, frigo, lavatrice, tv, stenditoi. Restano incustoditi in un’ala del Regina Elena decine di scatole con documenti sanitari, attrezzature sanitarie del valore di migliaia di euro.
L’ospedale, al momento dell’okkupazione, è in disuso da circa 3 anni in attesa di lavori di ristrutturazione. Secondo i programmi dell’Università La Sapienza, che lo ha in comodato d’uso dallo Stato, è destinato a nuova sede della Clinica ematologica del Policlinico. Il tutto nel programma di ammodernamento dell’Umberto I, che prevede un finanziamento di 380 milioni, parte dallo Stato (110 milioni) e parte da capitali privati. L’arrivo di Action però blocca tutto. La Sapienza denuncia l’okkupazione. "Ogni tre mesi abbiamo ripresentato la denuncia al Prefetto e al magistrato" afferma il Rettore Luigi Frati. Ma per due anni non succede niente.
Nel quartiere intanto, fra piazza Bologna e l'università La Sapienza, aumentano le denunce per furti d’auto, atti di vandalismo, risse. Nel settembre 2008 il Pdl, promotore il consigliere Giovanni Provenzano, raccoglie 1.500 firme di residenti in calce a una petizione. Si chiede lo sgombero del Regina Elena “per conclamati motivi di sicurezza pubblica”. Il documento viene consegnato al Prefetto Pecoraro.
Nel frattempo neanche gli okkupanti restano con le mani in mano. Chiedono al III municipio la residenza nello stabile. In questo modo accampano una sorta di diritto per una futura sistemazione nelle case comunali. E nell’immediato ottengono di accedere con i figli alle graduatorie per gli asili nido e all’assistenza sociale. Il Municipio accoglie le domande, nonostante sia chiaro che non è possibile alloggiare in gabinetti di radiologia o locali al chiuso. Il pacchetto sicurezza del Governo approvato il 2 luglio scorso mette però le cose in chiaro. La nuova legge dice chiaramente, all’art. 18, che è vietato abitare fra bombole del gas, fili elettrici scoperti, infiltrazioni d’acqua, tubature fatiscenti. Eventuali residenze anagrafiche erroneamente rilasciate in queste condizioni di degrado igienico-sanitario, vanno verificate e cancellate dalle amministrazioni comunali. Il deputato del Pdl Fabio Rampelli, il 31 luglio presenta un’interrogazione al Ministro degli Interni. Il III municipio però tira dritto. Fino a ieri. Adesso il caso è chiuso.

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