Chiaro che l’oppositore unico Antonio Di Pietro ora sosterrà Fabio De Pasquale, il pm che ha definito «criminogeno» il Lodo Alfano: e dimenticherà i tempi di Mani pulite, quando praticamente si odiavano. De Pasquale condusse l'indagine su Giorgio Strehler e chiese la pena massima: assolto con formula piena. Condusse un’altra indagine sui fondi Cee (le percentuali d’assoluzione furono mostruose) con Borrelli che dopo un paio di episodi dovette vietare i preannunci degli arresti da parte della polizia. Condusse un’altra inchiesta sull’Assolombarda che tutta la Camera giudicò «persecutoria» nel respingere (sinistre comprese) le richieste di autorizzazione a procedere contro due parlamentari liberali e due repubblicani. Condusse l’inchiesta su Gabriele Cagliari coi risvolti che sappiamo. Cercò più volte di interrogare Pierfrancesco Pacini Battaglia che però ogni volta si concedeva solo a Di Pietro.
Cercò di arrestare il latitante Aldo Molino che però decise di consegnarsi solo a Di Pietro, con urla e litigate che in Procura ricordano ancor oggi: un capitano che lavorava per De Pasquale, Giancostabile Salato, oltretutto aveva fatto delle strane domande sui rapporti tra Molino e Di Pietro e nel suo computer personale, sequestrato, avevano trovato dei dossier contro Di Pietro. Ma ora è tutto dimenticato, a Di Pietro importa zero. Non sa avere nemici, chi non sa avere amici.Due personcine equilibrate
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