Il "duro" della protesta in cassa integrazione a 6mila euro al mese

Asserragliato su una torre a 37 metri d'altezza, il pilota Andrea Mascia è il leader della rivolta contro i tagli. Ma continua a intascare un ricco stipendio

Il "duro" della protesta in cassa integrazione a 6mila euro al mese

Risponde solo al telefonino personale. «Quello aziendale - spiega - è spento da un mese». Alleluia. Una voce che arriva dai 37 metri del faro che è il quartier generale della protesta. Andrea Mascia, pilota Meridiana e leader di una rivolta che fa sembrare anche i Cobas di Aquila selvaggia dilettanti allo sbaraglio, è netto. Come la lama di un coltello: «Non scendo. Non se ne parla proprio. Voglio che i media, i giornali, le tv nazionali accendano la luce su quel che succede qui a Olbia». Il comandante si attrezza e impasta una strana lingua: per metà sembra il capo dei forconi, per il resto un tecnico, quasi un militare di quelli che segnalano come nei film di guerra: «Il nemico è a ore due». Dunque, Mascia resta appollaiato nella sua trincea volante: «Guardi, ho sopportato venti di maestrale con punte di 70 nodi e abbiamo retto a due giorni di fulmini. Dunque vado avanti. Questo è un campeggio aereo. Ho rivestito l'ambiente che misura 3 metri e 40 centimetri come una tenda. Non ci sono problemi. È un'esperienza che mi sta temprando».

Insomma, a 57 anni, il comandante che ha sulle spalle un curriculum di tutto rispetto ha scoperto una sua vocazione inedita, nel pur frastagliatissimo panorama del Paese dei mille campanili e dei mille sindacati. Di solito sale sulla classica ciminiera del classico stabilimento a fine corsa l'operaio che non ce la fa più. La tuta blu che si barrica sul comignolo che non fuma più perché teme per la sua famiglia. E ha paura. Troppo facile. A Olbia sul pennone più alto c'è un comandante che è arrivato a guadagnare, nel corso di un'onorata carriera, fino a 11mila euro al mese. E a ottobre ha incassato 6.695 euro. Dunque a fine novembre, il cedolino, il primo immerso nel dramma della cassa integrazione, dovrebbe fermarsi a quota 5.500-5.600 euro. L'80 per cento della retribuzione, amputata ma pur sempre sontuosa. Cinquemilacinquecento euro mensili per ammortizzare il lavoro che non c'è. Pare di sognare. E in effetti bisogna chiudere gli occhi, riaprirli e fissare il cielo per scorgere quel puntino che lotta a 37 metri d'altezza. Non ci sono parole. Il caso del comandante Mascia sembra fotografare meglio di tanti trattati sociologici la deriva del nostro sistema produttivo, ormai inspiegabile e intraducibile all'estero.

Lui dall'etere dilaga: «Io prendo cinquemilacinquecento euro di cassa, ma è la cassa speciale voluta dal suo Berlusconi. Cosa dovrei fare, rifiutare?». No, per la verità Mascia dovrebbe solo scendere, ma ha altro da fare. «Mando e-mail. Rispondo alle chiamate dei suoi colleghi. Sento la gente a terra. E di notte dormo su dei cuscini. Non c'è niente di cui debba vergognarmi. Berlusconi ha distrutto l'Alitalia. Adesso vogliono distruggere Meridiana». Un mezzo complotto. Ma chi avrebbe questi propositi omicidi?

Mascia non ha dubbi: «L'Aga Khan ha investito una quantità di soldi, centinaia di milioni, ma si è fidato delle persone sbagliate. Qui ci sono tantissimi lavoratori a rischio. La Sardegna s'impoverisce giorno per giorno. La Gallura è al collasso. La Sardegna deve far sentire la sua voce ai grandi giornali e deve marciare». A quanto pare, in trasferta, fin sotto le finestre parigine dell'Aga Khan. Il comandante vorrebbe che tutta l'isola si accomodasse sul suo tappeto volante e lo raggiungesse lassù. Dove la terra è piccola piccola. Quasi una favola postmoderna.

Ma il finale non è lieto. E la coda è tutta una polemica. Il pilota è socio di una società che gestisce farmacie e parafarmacie fra Cagliari e Olbia. Insomma, è difficile raccapezzarsi a queste latitudini in cui tutto si mischia e si capovolge. Lui non arretra: «Confermo. È la società di famiglia da tre generazioni: mio nonno, mia mamma, il sottoscritto. Che cosa dovrei fare? Chiudere queste attività, così alle migliaia di posti di lavoro persi si aggiungerebbero i quindici degli uomini e delle donne che lavorano per noi? E poi il mio reddito l'anno scorso per questa attività è stato di 8mila euro. Ottomila, di cui più di quattromila finiti in tasse. Il giornalismo, quello vero, dovrebbe occuparsi dei problemi della Sardegna. Non della mia busta paga e delle farmacie di famiglia. Il suo tono non mi piace. Come le sue domande». L'adrenalinico comandante conclude la requisitoria e si prepara ad un'altra notte in quota.

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