E Ciampi tifa per la Costituzione del ’48

L’allusione alla riforma della Carta, no comment sull’informazione

nostro inviato a Foggia
Fuori, nella piazza assolata, stringe mani, saluta, si fa fotografare con donne e bambini. Dentro, nell’aula magna dell’università, lancia due appelli. Il primo riguarda l’unità d’Italia ed è rivolto a tutti i cittadini. «Dobbiamo confermare il patto costituzionale su cui si fonda la nostra Repubblica», dice: a giugno infatti si svolgerà il referendum sulla devolution. Il secondo avvertimento è diretto ai due poli: per far marciare questo Paese, spiega, servono «responsabilità condivise e fiducia reciproca». Sorrisi e avvisi, ma guai a chiedergli della par condicio: Carlo Azeglio Ciampi alza le braccia e scuote la testa. E nemmeno delle ultime turbolenze con Silvio Berlusconi: «arrivederci», risponde il capo dello Stato, e si infila nella Maserati Quattroporte imbandierata.
Il Ciampi-Gandhi, come l’hanno definito i suoi consiglieri, è dunque «appagato» dalle parole del premier, «nessuno scontro con il Quirinale», e dalla copertura istituzionale che, in varia maniera, Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini gli hanno fornito. Così adesso, pur mantendo il punto, «sceglie deliberatamente» di non tornare sull’argomento. Anche perché tutto quello che poteva ottenere l’ha avuto: sollevare il problema dell’informazione pre-elettorale, invitare la commissione parlamentare di vigilanza Rai a muoversi, registrare il consenso dell’autorità di garanzia. Quindi adesso basta: il presidente ha deciso che da qui alle elezioni farà come il Mahatma, «non risponderà alle provocazioni». Se avrà da aggiungere qualcosa, lo farà nel messaggio con cui accompagnerà il decreto di scioglimento delle Camere.
Certo, resta tutta l’«irritazione» dei giorni scorsi, rimane lo «sconcerto» per certi attacchi e non sparisce nemmeno il «risentimento» nei confronti di chi ha dubitato della sua neutralità e terzietà. Con il Cavaliere, un incidente simile era successo proprio un anno fa, il 27 gennaio 2004, all’epoca dell’esame sul Colle della legge ex Cirielli. Berlusconi ipotizzò che il capo dello Stato fosse stato «irretito dalle sirene della sinistra» e Ciampi se la prese molto e replicò, 24 ore più tardi, con un comunicato formale. La spaccatura poi si rimarginò.
Stavolta però Ciampi preferisce non reagire. Innanzitutto perché il premier ha negato ufficialmente e pubblicamente l’esistenza di frizioni o attacchi diretti al Colle: «Nessuno scontro». Poi perché allo scioglimento delle Camere e alla partenza della par condicio manca una decina di giorni: e con la corsa elettorale ormai virtualmente scattata, è più opportuno che il presidente della Repubblica si mantenga il più possibile al di fuori della mischia. Infine perché, anche se con toni molto diversi uno dall’altro, è stato «coperto» dai due presidenti delle Camere, che hanno riconosciuto la valenza morale del suo appello «alla civiltà in campagna elettorale».
Ma di «civiltà di rapporti» torna a parlare anche da Foggia, ultima tappa del suo giro nelle 103 province d’Italia. «Uno sviluppo duraturo e sostenibile - dice - richiede un impegno forte e costante condiviso dalle istituzioni per il buon governo». Condividere responsabilità e valori è la chiave per «generare un clima di fiducia reciproca». È il tema, caro a Ciampi, della concertazione, un sistema che va applicato anche alla politica. Basta delegittimazioni, basta insulti, occorre più «rispetto». E basta con polemiche e chiacchiere, «la concertazione» deve essere «riproposta e valorizzata» perché «ci consente di affrontare le questioni del Paese».
Unire e non dividere, questo quindi il viatico che Ciampi affida in una delle sue ultime uscite pubbliche del settennato. In questa cornice va letto pure il richiamo all’identità nazionale. «Dobbiamo preservare la storia unitaria dell’Italia - avverte -, dobbiamo confermare il patto costituzionale sul quale si fonda la nostra Repubblica, che compirà sessant’anni il prossimo due giugno».
Sembra quasi un invito al no, visto che pochi giorni dopo saremo chiamati a votare il referendum sulla nuova Costituzione.