E tra i pm scoppia la rissa per processare il Cav

De Pasquale chiede di dare precedenza al caso Mills a rischio
prescrizione, ma la Boccassini pretende per l’affaire Ruby una "corsia
preferenziale"

Milano L’imputato è uno solo, i processi sono quattro, il tempo a disposizione è poco. Insomma: inevitabilmente, qualcuno dei processi milanesi a Silvio Berlusconi andrà avanti velocemente, qualcun altro più piano. Così per decidere a chi tocca la precedenza si rischiano le sgomitate tra pubblici ministeri. Da una parte c’è il pm Fabio De Pasquale, che vuole a tutti i costi portare avanti a tappe forzate il processo per la vicenda Mills, che si prescrive all’inizio dell’anno prossimo. Dall’altra c’è il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, convinta che il vero terreno dello scontro con il Cavaliere sia il processo per l’affare Ruby, che inizia il 6 aprile, e pretende una corsia preferenziale. Uno dei due pm dovrà, in qualche modo, fare un passo indietro. E, se proprio bisogna fare una previsione, è improbabile che sarà la Boccassini.

La situazione - abbastanza insolita - di due pubblici ministeri che si contendono un imputato si riverbera, inevitabilmente, sull’udienza di ieri, che segna la ripartenza - dopo il lungo stop per la legge sul legittimo impedimento - del processo a Berlusconi per la presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills. A celebrare il processo il giudice Francesca Vitale, che nelle scorse settimane ha chiesto invano di venire sostituita da un altro magistrato. Ai giudici i difensori di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, depositano la lettera con cui il presidente del Consiglio comunica la sua intenzione di essere in genere presente in aula, ma ieri spiega di essere impegnato a Bruxelles. A quel punto la Vitale fissa il calendario delle prossime udienze, e iniziano i problemi: perché si scopre che il processo Mills si fermerà per un mese e mezzo, dal 21 marzo al 9 maggio, per lasciare spazio al processo «Ruby».

De Pasquale insorge. Si alza e ricorda di avere scritto al tribunale segnalando la necessità di fare in fretta. La Vitale gli risponde bruscamente di avere letto la sua lettera in quanto è finita sui giornali: e dal tono si capisce che non ha apprezzato la cosa. De Pasquale: «La prescrizione è prossima, bisogna fare in tempo anche ad andare in appello e in Cassazione. Chiedo che venga fissata una road map. Se il 18 luglio posso fare la requisitoria ce la facciamo». Vitale (sempre più seccata): «E chi può dirlo?». De Pasquale: «Ci sono dei testimoni che hanno già detto che non intendono venire in Italia, per accelerare i tempi possiamo iniziare le pratiche per la rogatoria nel Regno Unito» Vitale: «Sono dichiarazioni di due anni fa, magari hanno cambiato idea. Magari hanno comprato una villa in Italia e vogliono venire a farsi il weekend» De Pasquale: «Non è una circostanza frequentissima». Vitale: «In questo processo potrebbe succedere». De Pasquale: «La prossima udienza cerchiamo almeno di cominciarla alle nove». Vitale: «Prima delle nove e mezza è impossibile».

Scintille, insomma: dove è palpabile la tensione di un pm, De Pasquale, che teme di vedere inabissare il processo cui ha dedicato sette anni di lavoro. Appena l’udienza finisce, De Pasquale torna al quarto piano per cercare di parlare con il suo capo, Edmondo Bruti Liberati: ma c’è già dentro Ilda Boccassini, che ha appena incontrato - con le porte aperte, in un clima apparentemente disteso - Ghedini e Longo, cui ha consegnato una scatola di cd con altre prove raccolte nell'affare «Ruby». E a De Pasquale tocca aspettare.
La sostanza, d’altronde, è semplice. La decisione della Corte Costituzionale ha lasciato in piedi, anche se solo in parte, la legge sul legittimo impedimento. L’incontro della settimana scorsa tra gli avvocati di Berlusconi e Livia Pomodoro, numero uno del tribunale milanese, ha prodotto una intesa oggettivamente ragionevole: il capo del governo dedicherà ai processi milanesi tutti i lunedì, e nel caso che qualche lunedì debba saltare, accetterà lo spostamento al sabato. La Pomodoro, che è una donna sensata, sa che più di questo non si può pretendere. Ma di lunedì, purtroppo, ce n’è solo uno alla settimana.

In alcuni casi si potrà cercare di spezzare in due la giornata: un processo alla mattina, e uno al pomeriggio. Ciò non toglie che la scelta di fare i quattro processi a Berlusconi tutti insieme si sta rivelando, dal punto di vista pratico, di difficile gestione.

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