E la tragedia fa ritrovare gli eroi del mondiale ’74

RITORNI Ai mondiali tedeschi la nazionale haitiana sfiorò la vittoria con l’Italia. Ora quei reduci tornano insieme. Per i più piccini

I superstiti di Port-au-Prince vivono sulla propria pelle la terribile metafora del valore dell’individuo abbandonato tra le macerie, senza altro sostegno né appiglio reale se non il legame diretto con la solidarietà. In attesa che il calcio dei paperoni muova qualche passo concreto, a partire dalla sfida amichevole in programma il 25 gennaio a Ginevra tra gli amici di Ronaldo e di Zidane, Haiti può contare sull'intervento generoso di un gruppo di ex calciatori, quelli della nazionale che nel 1974 prese parte alla Coppa del Mondo in Germania. Nell'apocalisse caraibica la «Fondazione Sanon» si sta adoperando per offrire un sostegno economico a migliaia di bambini orfani. L'associazione di volontariato prende il nome da Emmanuel «Manno» Sanon, il centravanti haitiano che al termine di una corsa a perdifiato che non sembrava finire mai infilò Zoff, violando dopo ben 1142 minuti il record di imbattibilità del portiere azzurro. Monaco di Baviera, 15 giugno 1974, fotogrammi di una partita che a qualcuno portò alla mente lo spettro di Middlesbrough e della Corea dei Ridolini, ma che fu rabberciata da Rivera e Anastasi e rovinata in parte dal celebre gestaccio di Chinaglia all'indirizzo di Valcareggi.
Un cancro ha cancellato nel febbraio del 2008 a Orlando la vita del 56enne Sanon. La Florida è il salvacondotto di chi come lui aveva dovuto abbandonare Haiti dopo essersi ribellato al regime di Jean-Claude Duvalier, figlio altrettanto sanguinario di Papa Doc François. Gli ex compagni della nazionale, qualificata ai mondiali del 1974 grazie al lavoro del triestino Ettore Trevisan, non solo portano «Manno» nel cuore, ma hanno dato vita a una fondazione che da parecchio tempo offre sostegno ai sessanta bambini dell'orfanotrofio «Smiles of Love», struttura situata una decina di chilometri fuori da Port-au-Prince che ha resistito al terribile terremoto. «Quella dei bambini abbandonati è sempre stata una piaga molto diffusa nel nostro Paese, ora ancora di più - racconta Henry Francillon, acrobatico portiere della formazione caraibica che dopo un'esperienza nel campionato tedesco vive a Boston dove insegna in un college -, ricordare Manno attraverso la beneficenza è il modo migliore per sentirlo ancora tra noi».
Di quella squadra è morto anche il difensore Arsene Auguste, il controllore di Riva, stroncato da un infarto nel 1993, ma sono ancora in vita, e sostengono la fondazione, sia il difensore Pierre Bayonne che il playmaker Philippe Vorbe, l'unico atleta bianco del gruppo. In questi giorni hanno dato vita a una vera e propria task force per coinvolgere più gente possibile. «Perché un conto è aiutare una sessantina di bambini, un altro è permetterne la sopravvivenza di quasi 2 milioni», spiega Vorbe. I primi a rispondere all'appello sono stati gli abitanti di Little Haiti, quartiere di Miami popolato dagli esuli. Aggiunge Bayonne: «Vogliamo dimostrare che le immagini di sciacallaggio che mostrano inesorabili le televisioni simboleggiano una sparuta minoranza, non certo il nostro popolo».
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