Gli ebrei rischiano ancora il genocidio

Non possiamo più celebrare il Giorno della Memoria semplicemente ricordando sia pure con tutto il cuore e la migliore buona volontà. Questo è un Giorno della Memoria di battaglia. L’illusione che la storia del mondo marci progredendo, ci ha illuso che “mai più” non fosse un auspicio, ma una constatazione. Invece, è una battaglia durissima. L’Onu, nato sulle ceneri della Shoah, è stato innanzitutto costruito per garantire che la politica o l’incitamento per il genocidio siano proibiti secondo la legge internazionale. Le convenzioni dell’Onu contro il genocidio lo prevedono. Ma nella realtà, abbiamo visto cos’è accaduto in Cambogia, in Darfur, in Rwanda, abbiamo visto i tentativi di genocidio in Tibet e in Bosnia... Quanto all’incitamento, ormai è cibo quotidiano, e basterebbe un tribunale internazionale per giudicarlo come di dovere, ma nessuno lo fa.
Due volte durante il mio lavoro di giornalista in Medio Oriente ho ritirato come tutti negli appositi centri la maschera antigas. Nel ’91 mi sono rifugiata in una camere di sicurezza approntata in casa, nel 2003 l’ho preparata nel ripostiglio di casa mia con teli di nailon e scotch lungo la porta. Mio marito e io ci siamo attrezzati con tute di plastica adatte a uscire resistendo a un eventuale attacco chimico o biologico, per andare a coprire le notizie. Di fatto nel 1991 Israele fu attaccata dai missili di Saddam che fecero morti e feriti; nel 2003 l’attacco americano a Saddam non gli dette il tempo di rispondere. Ma le maschere, poi distribuite di nuovo per paura di attacchi sterminatori col gas inodore e incolore che brucia la pelle e distrugge i polmoni col botulino o con l’antrace, si aggiungono all’impegno continuo nel costruire rifugi per ogni casa, ogni scuola, ogni ospedale. Israele brevetta senza sosta nuovi servizi di pronto soccorso e di evacuazione di massa, sperimenta catene mediche e paramediche veloci, dota gli ospedali di grandi sotterranei antiatomici. La popolazione compie esercitazioni per il caso, unico al mondo, che come minacciato a chiare lettere in televisione, sui giornali, su Internet, all’assemblea generale dell’Onu che nemmeno ha pigolato una risposta, di una distruzione di massa, ovvero di un nuovo sterminio degli ebrei. Ogni famiglia nello Stato ebraico riceve dal postino come normale posta brochure aggiornate su cui - illustrate con pacifiche immagini di papà, mamma e bambini - si descrive l’eventualità di attacchi missilistici e atomico. Il Paese degli Ebrei è divorato dalle spese di difesa militare, di scudi spaziali. È orribile scriverlo nel Giorno della Memoria, dopo che già molti ne sono trascorsi da quando la minaccia all’esistenza stessa di Israele è diventata quasi un luogo comune: «Israele è un albero ammarcito da sradicare» «gli ebrei sono un popolo puzzolente»; «Come ha detto l’Imam, Israele deve essere cancellata dalla carta geografica»; «Dopo la seconda guerra mondiale gli ebrei stabilirono uno stato artificiale, falso, fittizio»; «Devono sapere che si sta avvicinando l’ultimo giorno della loro vita»; «Fra gli ebrei ci sono sempre stati coloro che hanno trucidato i profeti di Dio e che si sono opposti alla giustizia e alla rettitudine. In tutta la storia questo gruppo religioso ha inflitto i peggiori danni alla razza umana, e si è organizzato per complottare contro le altre nazioni e gli altri gruppi etnici per causare crudeltà, malizia e malvagità»; «E se un ebreo si nasconderà dietro un albero o una pietra, essi chiameranno “o figlio dell’Islam vieni e uccidi l’ebreo che si è nascosto qui dietro”». Queste oscene esternazioni, spesso uniti ad affermazioni che negano la stessa esistenza della Shoah, potete scegliere, sono uscite dalla bocca di leader, imam, militanti del terrorismo, che in Iran percorrono sicuri la strada verso la bomba atomica e si sono dotati di missili Shahab del raggio fra i 1300 e i 2000 chilometri; che come gli Hezbollah libanesi hanno una potenza balistica di 60mila missili di ogni gittata che gli sono stati consegnati dalla Siria e dall’Iran; che, come Hamas a Gaza oltre a schiere di terroristi suicidi assemblano armi balistiche sempre più perfezionate capaci di raggiungere Tel Aviv.
Noi cerchiamo, tramite la sacrosanta conservazione della memoria dei sopravvissuti, di ricordare che all’origine dello sterminio degli ebrei c’è una struttura psicologica e propagandistica che delegittima la stessa esistenza degli ebrei, l’attacco a Israele è sempre più strutturato con gli stessi elementi, le stesse accuse di complottiamo, di sete di sangue, di vorace passione per il potere e per il danaro che hanno consentito e promosso il genocidio degli ebrei descrivendoli come esseri subumani, indegni di vivere. È ormai semplicemente impossibile sostenere che l’attacco a Israele sia legato alla critica alla sua politica quando si verifica che l’anno scorso gli attacchi agli ebrei europei hanno superato quelli immediatamente precedenti alla Seconda guerra mondiale. L’antisemitismo non è cresciuto a causa della critica allo Stato d’Israele, è la delegittimazione dello Stato di Israele che è cresciuta a causa, e di concerto, con l’antisemitismo, sempre più nutrito dall’integralismo islamico. Anche questo ci è difficile denunciare. Ma è questo il compito di chi ha negli occhi le immagini del bambino del Ghetto di Varsavia con le mani in alto. Volete che non succeda “mai più”? Dovete guadagnarvelo.
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