Ecco i classici riscritti in stile Scerbanenco

Luca Crovi

Nel 1961, su richiesta del direttore di Annabella, Vittorio Buttafava, Giorgio Scerbanenco accettò di rivisitare per la rivista alcuni classici del racconto, applicando lo «stile Scerbanenco» e trasferendo la loro ambientazione ai tempi moderni. Come racconta Nunzia Monanni nell'appendice all'edizione 2003 di Non rimanere soli, fu una sfida letteraria messa in atto «dall'inesauribile coppia Scerbanenco-Buttafava». Una serie di grande successo che permise di realizzare «da Cechov a Maupassant, da Cervantes a Dostoevskij, una galleria di pezzi di bravura. La collaborazione con Annabella si allargherà poi a macchia d'olio per Scerbanenco, che produrrà sempre più racconti, romanzi, posta e non soltanto; e poi inchieste, interviste, servizi di costume...».

Ora Il falcone ed altri racconti permette oggi di rileggere quelle storie, scoprendo come Scerbanenco sapesse reinterpretare con la sua sensibilità alcuni classici che aveva particolarmente amato. È davvero incredibile come testi di Giovanni Boccaccio, Lorenzo de' Medici, Alfred De Musset possano funzionare negli anni Sessanta del Novecento. Milano, Lugano, Roma, Mantova, Lignano Sabbiadoro sono le cornici ambientali dove si muove un'umanità spigolosa e problematica animata dall'amore, dalla gelosia, dall'invidia, dall'egoismo e che solo il coraggio e l'abnegazione possono in qualche modo salvare. Uomini e donne in fuga dal proprio passato, ma anche dal proprio presente. Sette storie scritte ripensando sette grandi autori in modo originale e con un ritmo appassionato, scegliendo titoli emblematici come Parlare con qualcuno, Pallina, Il falcone, Margherita e il parà, Il geloso di Estremadura, Grandi occhi di donna, Attraverso il confine.

In appendice è stato inserito anche il testo autobiografico Viaggio in una vita che Scerbanenco pubblicò a puntate su Novella nel 1958. Un itinerario appassionato lungo gli episodi che segnarono la sua esistenza di uomo e scrittore: la sua infanzia fra l'Ucraina e Roma, la perdita del padre durante la Rivoluzione russa, gli anni della Seconda guerra mondiale, la fuga in Svizzera, la crescita come scrittore e giornalista a partire dall'incontro con Cesare Zavattini, il rapporto con i lettori e la scrittura.

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