Eravamo convinti che il "guardiolismo" fosse al tramonto. E invece si è trattato solo di un falso allarme. Credevamo che i tentativi, generosi effettuati dalla Juve con Ciro Ferrara, e dall'ultima Roma della famiglia Sensi con Vincenzo Montella, fossero sufficienti per suggerire un cambio di direzione, uno scarto. E invece no. E non solo perchè nel frattempo al Milan è riuscita perfettamente l'operazione Allegri. Si sa: il tecnico livornese, proveniente dal Cagliari, non aveva le caratteristiche tipiche dei suoi predecessori Sacchi, Capello e Zaccheroni che avevano centrato lo scudetto al primo tentativo.
É bastato attendere la conclusione dell'ultimo torneo, senza arrampicarsi sul trionfo catalano a Wembley, per decifrare in molte scelte inedite, il classico timbro del guardiolismo sfacciato. Ha cominciato la Juve, per niente scottata dalla precedente esperienza, chiamando sulla panchina Antonio Conte. Si sono sprecati i giudizi incoraqggainti. «É un allenatore nato» hanno sostenuto convinti amici, sodali ed compagni di spogliatoio.
Sulla scia si è mossa anche la nuova Roma americana, guidata dalle idee di Franco Baldini e del ds Sabatini. I due sono finiti in Spagna per far scoprire alla pubblica opinione Luis Enrique che fino a qualche giorno prima ricordavamo solo perchè venne abbattuto da una gomitata di Tassotti,durante Usa '94, ai mondiali dell'epoca.
Ecco perché il calcio tricolore continua a cercare un Guardiola nascosto chissà dove
Nonostante alcuni tentativi falliti (Ferrara alla Juve, Montella alla Roma) e qualche isolato successo (Allegri al Milan), presidenti e ds continuano a scoprire allenatori in ex calciatori. Conte alla Juve e Luis Enrique sono gli ultimi coraggiosi esempi
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