"Ecco perché ho litigato con Mina"

Il conduttore Paolo Limiti: "I giornali hanno riportato una mia frase infelice. Però lei poteva chiamarmi e non l’ha fatto". E sulla assenza dalla tv spiega: "Non sono schiavo del video o del denaro così faccio solo ciò che mi piace"

"Ecco perché ho litigato con Mina"

Paolo Limiti è un uomo di tv che non fa solo tv. Nella sua vita ci sono molte passioni: il cinema, la lirica, l’amore, la patria. E di amore e patria si parla nella sua opera La zingara guerriera, tradotta in cinque lingue. Ma una delle sue «passioni» più grandi è la mamma, con la quale vive, tanto da essersi definito «mammone».

Ma che differenza c’è tra il mammone Limiti e il bamboccione di Brunetta?
«Il bamboccione è un adulto che non vuole assumersi le responsabilità della vita. Il mammone sceglie di restare in famiglia per amore. Noi siamo rimasti in tre, io, mia madre e mia cugina, e stiamo bene insieme. Siamo liberi di fare le nostre scelte personali, ma discutiamo di tutto».

Quanto è stata importante sua madre per fare di lei ciò che è oggi?
«È stata determinante. Quando ero bambino mi raccontava la vita, la storia, la scienza, il mondo trasformando tutto in favola. Mi ha regalato la gioia di studiare, la fame di sapere. È una donna di grande sensibilità e cultura. Quindi viva la faccia! Sono un mammone, non lo nego e non me ne do tormento».

Un mammone che ama le bambole. Ne ha davvero 52?
«Ho una vetrinetta in cui ci sono tutte le statuine dei personaggi di Via col vento. Un caposaldo del cinema».

E le bambole di Marilyn?
«Ne ho tante. Quello che mi appassiona di più è il grande lavoro dietro di lei, quello che uno studio cinematografico è riuscito a fare con una donna. Prima di diventare Marilyn era una bella ragazza come ce ne sono molte. Poi cambia il trucco, i capelli, i vestiti, fa un certo tipo di film ed ecco che nasce un mito. È stata anche il mio primo sogno erotico, avevo tredici anni».

Ha sposato Justine Mattera perché ricorda Marilyn?
(Ride) «Tra di noi c’è stata una grande passione nata a Hollywood. Quando ci siamo sposati ci siamo detti: proviamo. In lei c’erano i sogni e le speranze che anche io ho avuto da giovane, in me c’era la sicurezza che alla fine le cose non potevano andare bene. Alla mia età si sogna meno, almeno io. Poi ci sono anche quelli che mollano la famiglia per una ventenne».

Il divorzio che cosa si è portato dietro?
«Non ci sono mai stati odi violenti ma solo incomprensioni, e un’età troppo diversa. Ho amato molto Justine e la amo ancora, anche se in modo diverso. Oggi siamo amici».

Quest’anno su Raidue è tornato con una serata dedicata a Mina. Un successo.
«Quel programma rappresenterà l’Italia al Festival di Lucerna. Erano anni che non facevo tv. Pochi soldi, pochi giorni per scriverlo, concorrenza spietata: la finale di Amici e gli speciali sulle elezioni. Mica male!».

Per Mina ha scritto «Bugiardo e incosciente». Lei lo è?
«Non sono bugiardo e un incosciente fa gesti avventati di cui poi si pente. A me è capitato di abbandonare dall’oggi al domani grossi personaggi senza battere ciglio e senza rimpianti».

Come Mina?
«Ultimamente c’è stata una grossa incomprensione. Avevo detto che certe volte non sa valutare le canzoni perché è attratta più da quelle sofisticate che da quelle popolari. Sui giornali è uscita una frase infelice e lei invece di chiamarmi e chiedermi se davvero avevo detto quelle parole, mi ha attaccato. Eppure bastava riflettere un po’: se faccio un’intera trasmissione su di te, sul tuo talento, sono così cretino da dire che fai canzoni brutte?».

Certo che no.
«Ho detto che non sempre accettava di buon grado di fare certe canzoni. Parole parole parole non la voleva fare, Grande grande grande neanche, per esempio. Poi le ha fatte. Non si può dire? Nei giorni vicini al suo settantesimo compleanno tutti l’hanno celebrata. Lei ha scritto: “In questi giorni mi hanno fatto l’autopsia”. È una mia opinione certo: ma scusa, se non ti piace essere sui giornali e in Tv potevi scegliere un’altra carriera. Poi cantavi sotto la doccia no!».
Una grande carriera quella di Mina, ma anche la sua, Limiti. Se guardiamo al passato professionale non ci sono tonfi. Ma silenzi sì.

Perché?
«Non ho la malattia della lucetta rossa, né sono spinto a lavorare per il dio denaro e questo mi permette di fare solo quello che mi piace».

Mai avuto litigi o incomprensioni con le varie reti?
«Un episodio che ricordo come sgradevole riguarda una mia iniziativa di solidarietà. In una rete x durante un programma chiedevo soldi per aiutare una ragazza che aveva perso una gamba. Mi arrivò una lettera dalla direzione in cui mi si chiedeva di smettere. Se non mi avessero fatto continuare avrei dato la lettera ai giornali. Oggi quella ragazza ha una gamba artificiale. Può lavorare. Ha una vita “quasi” normale».

Che cos’è la vita per lei?
«Nessuno è mai tornato indietro per dirmi come stanno davvero le cose. Ci sono interrogativi che rimangono assoluti. Io non riesco a dire che la vita è bella. Certo, sono abbastanza fortunato, e dico abbastanza perché nessuno lo è per davvero fino in fondo, ma ci sono troppe cose inaccettabili e non riesco a pensare che la causa di tutto sia un disegno dell’Onnipotente o un gioco del destino».

Quali sono i limiti oltre cui Limiti si è spinto nella vita?

«Il più grande è stato quando da ragazzo ho buttato via due segretarie, un ottimo stipendio, un lavoro sicuro nell’azienda di famiglia, per andare a fare il pubblicitario. Sentivo il bisogno di seguire le mie passioni e l’ho fatto contro tutto e tutti. Mia madre mi ha detto: fai quello che senti, vivi la tua vita, ne hai una sola!».

Allora è per questo che è un mammone...

«Mia madre mi ha spinto verso me stesso e se nella vita fai ciò per cui sei portato ti viene naturale e arrivi primo, magari ex aequo, ma ci arrivi. Se avessi fatto quello per cui avevo studiato sarei stato un cagnaccio infame e tutti mi avrebbero superato con la testa girata».

Quali sono i limiti di Limiti?
Sono impaziente, giustizialista, impulsivo, serbo rancore sulle cose gravi e sono impaziente: presto e bene è il mio slogan. Ci vorrebbe equilibrio. Ma chi ce l’ha?».

Qual è la lezione più importante che ha ricevuto nella vita?
«A cinque anni rubai tre cartoline. La mamma se ne accorse, mi portò davanti al negoziante e disse: “Purtroppo ho un figlio ladro. Veda lei se è il caso di chiamare la polizia”. Il negoziante non lo fece, ma io ancora oggi se vedo qualcuno che si porta via, che ne so, il portacenere, le saponette dell’albergo, dico: nooo».

Cosa vorrebbe che non finisse mai?
«L’amore. Vorrei poter creare un eterno per le persone e gli animali che abbiamo amato».

Adesso c’è l’amore nella sua vita?
«No. Sono in un’età in cui l’amore non è più prioritario. E poi questo è il periodo più brutto e difficile che abbia mai vissuto. Mia madre non sta bene».

Cade una stella, gridi al mondo il suo desiderio più grande.
«Avere più felicità che dolori. Adesso è il contrario, non solo per me, per tutti. Mi accontenterei che gioia e dolore fossero presenti in pari misura, questo ci darebbe un vago senso di giustizia che invece sentiamo mancare».

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