Ecco la vera storia dell'intercettazione Fassino-Consorte

La storia del nastro con l'intercettazione in cui Piero Fassino festeggiava la conquista della Banca nazionale del Lavoro da parte dei "compagni" dell'Unipol, rimasta priva di conseguenze penali per il segretario dei Ds e attuale sindaco di Torino, ora si trasforma in una tegola giudiziaria per il capo del governo

Ecco la vera storia dell'intercettazione Fassino-Consorte

Nell'unico caso a memoria d'uomo in cui la Procura di Milano aveva chiesto di archiviare una indagine a carico di Silvio Berlusconi, è una giovane giudice preliminare - al suo debutto sulla ribalta mediatica - di nome Stefania Donadeo a impedire al Cavaliere di uscire incolume da una vicenda giudiziaria. La storia del nastro con l'intercettazione in cui Piero Fassino festeggiava la conquista della Banca nazionale del Lavoro da parte dei "compagni" dell'Unipol, rimasta priva di conseguenze penali per il segretario dei Ds e attuale sindaco di Torino, si trasforma invece in una tegola giudiziaria per il capo del governo. Berlusconi andrà processato insieme a suo fratello Paolo, editore del "Giornale" che pubblicò in esclusiva quello scoop. Al termine delle indagini preliminari, il pm Maurizio Romanelli era convinto di avere ricostruito in modo esaustivo la genesi della fuga di notizie e il ruolo del capo del governo: un paio di imprenditori legati al business delle intercettazioni che portano il nastro a Paolo Berlusconi, questi che li accompagna ad Arcore da suo fratello Silvio. E il Cavaliere che, annoiato e spazientito anche perchè il registratore su cui vogliono fargli ascoltare il nastro non funziona, alla fine si appisola. Di fronte a questa ricostruzione, Romanelli - un pubblico ministero difficilmente sospettabile di simpatie preconcette per il Cavaliere - aveva iscritto nel registro degli indagati entrambi i fratelli Berlusconi, ma contestualmente aveva chiesto al giudice preliminare l'archiviazione della posizione di Silvio. Era un modo per condividere con un giudice la responsabilità di non portare a processo il Cav. Invece la Donadeo nei mesi scorsi si è rifiutata di seguire la linea della Procura. Ha mandato a giudizio, come chiedevano i pm, Paolo Berlusconi e gli imprenditori che fecero da mediatori. Ma ha fissato una udienza preliminare per approfondire il ruolo di Silvio. E questa mattina ha deciso: obbligo di imputazione. La Procura viene colta alla sprovvista, anche perchè la decisione del gip finisce in diretta sul sito internet del Corriere della Sera prima ancora che Romanelli e il suo capo Edmondo Bruti Liberati abbiano ricevuto il provvedimento. In mattinata probabilmente Bruti diffonderà un comunicato per spiegare la linea della Procura. Ma non ci sono vie d'uscita: a questo punto, secondo quanto prevede il codice, la Procura deve - piu' o meno malvolentieri - rassegnarsi a chiedere il rinvio a giudizio del capo del governo per concorso in violazione del segreto d'ufficio. E, secondo quanto reso noto questa mattina, la nuova richiesta di rinvio a giudizio del premier verrà inoltrata già domattina, senza aspettare i dieci giorni di tempo concessi alla Procura dal codice.

Insieme a Berlusconi verrà indagato e candidato al processo anche Maurizio Belpietro, all'epoca direttore del Giornale: e questo è per adesso il passaggio meno comprensibile, perchè il cronista Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop, è stato già prosciolto dalle accuse mesi fa. Ma ora il direttore di Nuzzi rischia di andare a processo, per "omesso controllo" sullo scoop del suo cronista.

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