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Più transiti a Hormuz ma non basta: petrolio alle stelle e benzina più cara

Dimon (JP Morgan): "Momento di grande incertezza"

Più transiti a Hormuz ma non basta: petrolio alle stelle e benzina più cara
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Le condizioni per il cessate il fuoco non sono ancora mature, ma qualcosa si muove nello stretto di Hormuz. Gli ultimi dati indicano l'intensificarsi degli attraversamenti negli ultimi giorni. Stando a quanto risulta dal servizio di monitoraggio Marine Traffic, il traffico «ha mostrato un notevole incremento» durante il fine settimana con 10 navi transitare dallo stretto nella giornata di sabato e 11 attraversamenti il giorno successivo, ossia il livello più alto dallo scoppio del conflitto. Numeri ancora ben inferiori rispetto alle oltre 100 navi che transitavano ogni giorno prima della guerra, ma la tendenza appare marcata. Fonti iraniane hanno riferito ad Al Jazeera che anche ieri diverse navi hanno attraversato Hormuz, in particolare imbarcazioni battenti bandiere francesi, indiane, turche e pakistane; da Teheran hanno spiegato che il transito di imbarcazioni di Paesi amici avviene in cambio del pagamento di pedaggi che la Repubblica islamica riscuote a titolo di risarcimento per i danni di guerra. I prezzi dei carburanti in Italia restano elevati. Secondo le rilevazioni del Mimit di ieri, la benzina in modalità self costava in media a 1,781 euro al litro, mentre il gasolio si è assestato sui 2,140 euro al litro

Intanto l'umore delle Borse è scandito dal susseguirsi di notizie sulle iniziative diplomatiche per una tregua di 45 giorni con una prevalenza dell'ottimismo a Wall Street anche se l'Iran ha respinto la proposta di cessate il fuoco mentre si avvicina il termine dell'ultimatum fissato per oggi dal presidente Donald Trump. Le quotazioni del petrolio si sono mostrate più volatili tornando a salire dopo essere arrivate a cedere il 2% nella prima metà della giornata.

Un contesto ancora nebuloso che il navigato numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon, ha dipinto come «il regno dell'incertezza». Nella lettera agli azionisti il numero uno della maggiore banca statunitense ha avvertito che il caro-energia rischia di comportare un'inflazione più persistente e tassi di interesse più elevati rispetto alle previsioni dei mercati. Proprio per questi stessi motivi ieri gli analisti di Wells Fargo hanno detto di non attendersi più un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.

Ieri le speranze di un accordo tra Washington e Teheran hanno agevolato la discesa del dollaro e dei rendimenti dei Treasury, così come lo scatto del Bitcoin sopra la soglia dei 70mila dollari. Per la reazione dell'azionario bisognerà attendere oggi (Borse Ue ieri chiuse per festività). Dall'inizio del conflitto l'indice Euro Stoxx 600 ha bruciato oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione con l'effetto Iran atteso mordere con decisione i profitti nel Vecchio continente.

Secondo Bloomberg Intelligence, la guerra e la chiusura dello stretto di Hormuz impatteranno sugli utili più e dello shock inflazionistico del 2022, anche se è ancora prematuro parlare di recessione dei profitti: il petrolio dovrebbe rimanere sopra i 100 dollari per diversi mesi per provocare una contrazione economica.

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