Così Fiat si è fatta dare 15 miliardi dagli americani

È quanto è stato raccolto dal 2011 per consentire al gruppo di competere con gli altri big. Intanto per il mercato Usa il 2015 sarà da record

Così Fiat si è fatta dare 15 miliardi dagli americani

Per la divisione americana di Fiat Chrysler Automobiles il 2014 è stato un «anno intenso e di trasformazione». In un blog, la società automobilistica ricorda di avere un nuovo nome (Fca Us al posto di Chrysler Group) che «meglio si allinea a quello della capogruppo», di essere diventata pienamente membro della famiglia Fca (all'inizio dell'anno Fiat, chiudendo la partita con il fondo Veba, è salita al 100% della controllata Chrysler) e di «avere raccolto capitali per competere in modo efficace con i più grandi costruttori di auto del mondo». Un modo per sottolineare la credibilità che l'ad di Fca, Sergio Marchionne, ha ottenuto negli Stati Uniti nel momento in cui, al vertice di Fiat, ha voluto scommettere sull'allora disastrata Chrysler.

Dal maggio 2011, quando Chrysler ha ripagato con gli interessi i prestiti ricevuti dalla Casa Bianca nel 2009, «Fca e Fca Us hanno rastrellato sui mercati finanziari americani oltre 15 miliardi di dollari, di cui 8,7 miliardi quest'anno». All'inizio di dicembre, inoltre, Fca ha completato l'offerta di azioni ordinarie e di un bond convertendo raccogliendo circa 3,9 miliardi di dollari, «un importante traguardo raggiunto in soli 44 mesi».

E poi uno sguardo al mercato: Fca Us è reduce da 56 mesi consecutivi di vendite in crescita su base annuale. «Abbiamo nuove sfide da affrontare e strade da intraprendere - puntualizza il blog -; ci avviamo al 2015 con l'intento di realizzare il piano industriale» presentato dall'ad Marchionne lo scorso 6 maggio, seguito dal recente annuncio a sorpresa dello scorporo di Ferrari e della quotazione del suo 10%. Fca, a questo punto, si prepara con fiducia al giro di boa negli Usa, forte anche del fatto che l'anno in arrivo, secondo le ultime previsioni, segnerà - grazie al momento favorevole dell'economia - un nuovo picco di vendite oltre quota 17 milioni. Il 2014, invece, non dovrebbe discostarsi dalle stime fatte a metà anno da AlixPartners intorno a 16,3 milioni di unità. Un balzo di tutto rispetto, visto che nel 2009 le vendite negli Usa erano precipitate sotto i 10 milioni.

E mentre si attendono da Marchionne novità sullo stato dell'arte del rilancio di Alfa Romeo e l'indicazione della seconda piazza, oltre a quella di Wall Street, sulla quale sarà quotato il 10% di Ferrari, in casa Gm - concorrente diretta, con Ford, di Fca - è in corso un terremoto ai piani alti del gruppo. La numero uno Mary Barra, che il 15 gennaio 2015 farà un anno al vertice, si è resa conto che i primi livelli di Detroit non potevano non sapere del rischio richiami che, durante l'anno, hanno investito la Casa automobilistica: oltre 30 milioni di vetture coinvolte per difetti ai blocchetti d'accensione con conseguenti costi miliardari. Inoltre, su Gm continua a pesare l'Europa dove il ritorno al profitto della controllata Opel è stato rinviato al 2016. Preoccupa il problema Russia, dove è stata temporaneamente sospesa la produzione, mentre - nonostante le tante smentite - è stata decisa la chiusura della storica fabbrica tedesca di Bochum, fondata nel 1962: a tremare sono 3mila operai, la maggioranza dei quali entrerà in mobilità.

Vita dura anche per il neo ad di Ford Motor Company, Mark Fields, al quale Alan Mulally ha ceduto il volante del gruppo in luglio. Al suo primo Investor Day, Fields ha infatti comunicato di aver rivisto al ribasso i conti 2014 principalmente per tre motivi: la crisi russa, la frenata del Sud America e i costi per le auto ritirate per difetti negli Usa.

Il problema richiami ha comunque investito, nel 2014, anche Chrysler, a causa di potenziali problemi causati dal funzionamento difettoso degli Airbag realizzati dalla società giapponese Takata. Oltre 3 milioni le autovetture interessate, la cui produzione risale al periodo della gestione Daimler.

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