«Con 5 miliardi Mps sarà al sicuro»

«Con 5 miliardi Mps sarà al sicuro»

Ora è ufficiale: il prossimo aumento di capitale di Mps sarà di 5 miliardi, due più del previsto. Lo ha deciso ieri il cda. L'incremento servirà per rimborsare i Monti Bond e mettere in sicurezza la banca. «Bisogna ricordare - ha detto l'ad del Monte, Fabrizio Viola - che l'originario aumento da 3 miliardi era nato nell'estate del 2013 quando la banca era in piena discussione del piano industriale con la Commissione europea. Da allora a oggi sono cambiate tante cose. Da inizio anno è stato avviato, a livello Ue, un esercizio per verificare i bilanci delle principali banche che saranno sottoposte alla Vigilanza europea. Tutte le 130 banche europee sono impegnate nell'attività di verifica dei propri attivi e il fatto di poter avere 2 miliardi di riserva patrimoniale in più ci consente di fare questo esercizio con più tranquillità».
La Fondazione Mps ha ieri abbozzato, ostentando serenità. Ma resta sotto scacco. L'istituto presieduto da Antonella Mansi era riuscita, con fatica, a ritagliarsi un ruolo comunque decisionale nel futuro di Rocca Salimbeni, nonostante la drastica riduzione di peso nell'azionariato del gruppo (dal 33,5% all'attuale 3%).
Ma ora, per far fronte al nuovo impegno ed evitare la scomparsa dal capitale del Monte, la Fondazione dovrà aumentare le forze in campo, e non è detto che abbia risorse sufficienti per farlo. Per mantenere il suo attuale 3%, all'Ente occorreranno 150 milioni, decisamente più dei 90 milioni da ultimo preventivati, da investire a scapito delle erogazioni. Non solo: nell'ultimo anno la prevista ricapitalizzazione del Monte è salita da 1 a 2,5 miliardi, successivamente si è attestata a 3, per arrivare oggi a 5 miliardi, quasi il doppio dell'attuale capitalizzazione di mercato (pari a 2,76 miliardi). Certo, le recenti cessioni di titoli Mps, hanno permesso alla Fondazione di mettere fieno in cascina (poco meno di 700 milioni) sufficiente a diminuire l'ingente indebitamento (quello bancario a 340 milioni circa), ristrutturare il patrimonio e mantenere una piccola, ma significativa presa sul Monte, grazie al vincolo del 2,5% del capitale a un patto di sindacato con Fintech e Btg Pactual a cui fa capo complessivamente il 9% del gruppo. Ma con il ribaltamento delle carte in tavola, ancora una volta, il ruolo di Mps potrebbe essere in bilico: chi non può aderire alla ricapitalizzazione è destinato a uscire di fatto dal capitale. L'attenzione degli investitori è concentrata sulle mosse della Fondazione di cui la settimana prossima dovrebbe riunirsi la Deputazione amministratrice.
Il ritmo di marcia proseguirà poi a ritmo serrato: a maggio l'assemblea straordinaria degli azionisti, chiamata a deliberare sull'aumento (il 20,21 e 22), e a metà giugno, secondo le dichiarazioni dell'ad Fabrizio Viola, il via all'operazione destinata a chiudersi un mese dopo. Nel frattempo il consorzio di banche, già costituito in precedenza in vista dell'aumento di capitale, deliberato dall'assemblea di Mps (fermo a 3 miliardi), ha accettato le nuove previsioni dell'aumento di capitale.
Almeno nelle intenzioni, la ricapitalizzazione servirà a restituire i Monti bond (consentendo il rimborso entro l'anno di 3 dei 4 miliardi sottoscritti ed evitando il rischio della nazionalizzazione dell'istituto), aumentare la patrimonalizzazione del gruppo e «accelerare la realizzazione del piano industriale 2013-2017».
Se poi, per ipotesi, la mastodontica ricapitalizzazione dovesse fare spazio ad altri azionisti terzi, dotati delle risorse necessarie, nessuno può dirlo. Intanto, nel capitale del Monte si sono fatti posto BlackRock (al 5,7%), Jp Morgan Chase (al 2,5%) e Axa (al 2%).

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