Non è solo una firma su un contratto miliardario, ma il momento in cui una società italiana con una storia lunga oltre un secolo decide di cambiare abito, o meglio aggiungerne uno nuovo al suo guardaroba, per parlare al mondo. Con l'acquisizione della statunitense Catalyst Pharmaceuticals, annunciata ieri , Angelini Pharma non ha solo concluso un'operazione da 4,1 miliardi di dollari , ha tracciato una nuova rotta che unisce idealmente Roma a Coral Gables, in Florida . Un salto che proietta il gruppo, guidato dall'amministratore delegato Sergio Marullo di Condojanni (in foto), direttamente nel cuore pulsante del mercato farmaceutico americano .
L'operazione, approvata all'unanimità e supportata dai fondi BX, vede Angelini riconoscere un premio significativo del 28% rispetto alla media ponderata dei volumi degli ultimi 30 giorni del titolo Catalyst , ovvero 31,50 dollari per azione in contanti. Ma dietro ai numeri l'obiettivo è chiaro: diventare un leader globale nel Brain Health e nelle malattie rare . Catalyst porta in dote un portafoglio di farmaci innovativi, come Firdapse per la sindrome di Lambert-Eaton e Agamree per la distrofia di Duchenne. È l'ultimo tassello di un mosaico iniziato cinque anni fa, un percorso trasformativo che ha l'obiettivo di rispondere a bisogni medici in grande crescita nel campo del sistema nervoso centrale . "Oggi compiamo un nuovo passo significativo che renderà Angelini Pharma un player rilevante in ambito globale nelle malattie rare neurologiche", ha dichiarato con orgoglio Marullo di Condojanni . "L'ingresso nel mercato statunitense ci consentirà di acquisire la scala e le competenze necessarie per proseguire in questo percorso. La cura dei pazienti resta sempre al centro della nostra visione ". Parole che trovano eco in quelle di Rich Daly, Ceo di Catalyst, che vede nell'unione con il gruppo italiano la nascita di una piattaforma più solida e scalabile per ampliare l'accesso a terapie salva-vita in tutto il mondo . "Siamo certi che potremo migliorare il supporto ai pazienti e accelerare l'innovazione in tutte le nostre strutture", ha commentato il numero uno dell'azienda americana.
Mentre il closing è atteso per il terzo trimestre del 2026 , l'immagine che resta è quella di un'impresa che non dimentica le sue radici: sebbene
la proiezione sia ora globale, la presenza industriale in Italia rimarrà un asset strategico . È la dimostrazione, come sottolineato dallo stesso Marullo di Condojanni, del dinamismo dell'industria farmaceutica italiana.