Bancari senza contratto I sindacati: «È sciopero»

Bancari senza contratto I sindacati: «È sciopero»

Da prossimo giugno i 330mila addetti che lavorano nelle filiali e negli uffici delle banche italiane potrebbero restare senza contratto. In difetto di «auspicabili accordi» con i sindacati, l'attuale impianto non sarà prorogato, avverte infatti l'Abi di Antonio Patuelli nella disdetta formalizzata ieri con dieci mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale di metà 2014. In pratica i bancari potrebbero vedersi spazzare via ferie, welfare, orari di impiego e si profilerebbe la deregolamentazione dei salari dei nuovi assunti. Una posizione durissima che avvia lo scontro finale da cui uscirà il modello di banca post-crisi: istituti molto più «leggeri» sul fronte delle filiali, integrati con il web e dal personale concentrato sul commerciale.
I sindacati del credito si preparano quindi alla mobilitazione, con uno sciopero generale che potrebbe cadere giovedì 31 ottobre. Non accadeva dal 2000 e segna la fine di quasi 15 anni di «concertazione»; tanto che le forze sociali vogliono bloccare anche tutti i tavoli aperti nei 13 gruppi che stanno gestendo piani di ristrutturazione. Ieri nella «sala verde» al primo piano di Palazzo Altieri è quindi stato deposto ogni fair play e si sono susseguiti fendenti tra i leader sindacali e il vicepresidente Francesco Micheli, davanti al vertice Abi presente al completo (ha ribadito la linea dura anche l'ambasciatore dei piccoli istituti Camillo Venesio). In un comunicato congiunto Fabi, Fiba, Uilca, Fisac, Ugl e Dircredito hanno definito la decisione delle banche di «inaudita arroganza». Ma il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni, è convinto che il progetto di Palazzo Altieri sia più ampio: esasperare la tensione per indurre il governo Letta a concedere alle banche un trattamento fiscale perlomeno allineato a quanto accade alle concorrenti estere, e non più penalizzante come l'attuale. La voracità del fisco e i 140 miliardi di sofferenze che gravano sul sistema sono peraltro le cause «esogene» lamentate dalla stessa Abi nel vertice con i sindacati, cui va aggiunta quella «endogena» di un costo del lavoro ormai «insostenibile». A ribadirlo è Micheli: in un contesto di caduta della redditività «diventa difficile coniugare occupazione e retribuzione». L'Abi, nei documenti inviati a Palazzo Chigi, auspica «un processo solidaristico» per garantire gli addetti, perché gli interventi del passato non sono più sufficienti. In gioco ci sono i 35mila posti di lavoro degli over 55, che potrebbero essere pensionati obbligatoriamente tramite un apposito ente bilaterale. Potrebbe essere congelata la parte economica e azzerati gli inquadramenti.

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