Bernanke stamperà altri dollari

Bernanke stamperà altri dollari

Il «tipografo» Ben Bernanke non ha intenzione di fermare la macchina stampa-dollari. Non per il momento, almeno. L'America ha ancora bisogno di aiuti, e un'affrettata rimozione degli stimoli «porterebbe il rischio di un rallentamento o una fine della ripresa economica e farebbe scendere ulteriormente l'inflazione». Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sul piano di exit strategy ormai pronto, il presidente della Federal Reserve ha chiarito ieri, davanti alla commissione economica congiunta del Congresso, che nei prossimi mesi il pilastro del quantitative easing non sarà abbattuto. Parole sufficienti a rassicurare le Borse (+0,68% Milano), anche se Wall Street ha ridotto i guadagni nelle ultime battute della seduta (+0,16% a un'ora dalla chiusura).
Da parte della Fed, non ci sarà insomma nessun brusco stop al programma con cui l'istituto di Washington sta da tempo iniettando nelle vene dell'America 85 miliardi di dollari, ogni mese, attraverso l'acquisto di titoli del Tesoro e bond ipotecari. Il rubinetto da cui sgorga liquidità in abbondanza resterà aperto fino a quando non si sarà ridotto il numero dei troppi americani a spasso. Il mercato del lavoro, seppur in miglioramento, rimane debole e gravato da un tasso di disoccupazione al 7,5%, «straordinariamente costoso» non solo per le famiglie e i singoli individui, ma anche per il potenziale produttivo dell'economia nel suo complesso, ha ricordato Bernanke.
La Fed intende riportare al 6,5% la percentuale di senza-lavoro prima di dare una stretta ai tassi, schiacciati tra 0 e 0,25%. E il miglioramento dalla scorsa estate delle condizioni finanziarie nell'eurozona «potrebbe aiutare a mitigare il rallentamento della nostra economia». Bernanke ha fatto capire come, non appena l'occupazione mostrerà segni di ripresa tangibili, il primo giro di vite riguarderà proprio la riduzione graduale degli acquisti di bond. Con un'importante linea-guida: «Credo che una exit strategy sia possibile senza la vendita dei mortgage backed securities (i bond ipotecari, ndr)» che potrebbero essere lasciati giungere a maturazione, dal momento che non c'è pericolo per la stabilità dei prezzi. Il successore di Greenspan mantiene comunque coperte le carte sui tempi di attuazione dell'exit strategy. A chi gli chiedeva se le misure di politica quantitativa potrebbero subire un rallentamento entro il Labor day, la festa dei lavoratori in calendario il prossimo 2 settembre, Bernanke ha risposto in modo vago che «la riduzione del piano di acquisto di bond non sarà un processo meccanico, ma legato alla valutazione economica».
Il pericolo, tuttavia, è che un'eccessiva estensione temporale del programma di QE si riveli un boomerang. Il capo della Fed ne è, ovviamente, consapevole: «Un lungo periodo di bassi tassi di interesse ha costi e rischi». Fra questi - secondo gli osservatori - ci sono ritorni più bassi per gli investitori, ma anche rischi per il sistema finanziario che, a caccia del rendimento, potrebbe essere spinto ad assumere rischi maggiori. Proprio nei giorni scorsi, Bernanke aveva non a caso stigmatizzato l'euforia di Wall Street. Ma l'invito alla prudenza, finora, è caduto nel vuoto.

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