L'anno che verrà di Giorgia Meloni e della politica italiana sarà certamente un anno elettorale. Quasi un paradosso se si pensa che nel 2026 è in programma solo una striminzita tornata amministrativa che, oltre a Venezia e Reggio Calabria, coinvolgerà soltanto comuni intorno ai centomila abitanti come Arezzo, Andria e Trani. Eppure, i prossimi dodici mesi saranno caratterizzati dalla lenta e inesorabile marcia di avvicinamento alle elezioni politiche del 2027 che, ormai lo si dà per scontato, si terranno in primavera. D'altra parte, troppo stabile è la maggioranza che sostiene il governo perché le opposizioni possano sperare in qualche smottamento prima della fine delle legislatura. E questo comunque andrà il referendum sulla riforma della Giustizia e la separazione del carriere dei magistrati, l'appuntamento che - probabilmente a fine marzo - darà il via ufficiale a una campagna elettorale permanente che ci accompagnerà di qui ai prossimi diciotto mesi. Seppure Meloni ha messo in chiaro che il risultato non avrà ricadute sul governo, infatti, è del tutto evidente che il giudizio degli italiani su una riforma così identitaria per il centrodestra - peraltro approvata dal Parlamento senza alcuna modifica rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi - sarà un test fondamentale. Il cui risultato, inevitabilmente, condizionerà il corso della successiva campagna elettorale. Ma senza contraccolpi sull'esecutivo. Non tanto perché Meloni - a differenza di quanto fece Matteo Renzi nel 2016 - ha già detto che non si dimetterà in caso di vittoria del "no", quanto perché i numeri della maggioranza in Parlamento continuano a essere solidissimi.
Ragion per cui il 2026 quasi certamente sarà per la premier anche l'anno dei record. Il primo arriverà il 2 maggio, quando il governo Meloni scavalcherà per durata il Berlusconi IV e si piazzerà al secondo posto degli esecutivi più longevi di sempre nella storia della Repubblica. Il secondo record, decisamente più ambito, scatterà invece il 4 settembre, quando Meloni arriverà a 1413 giorni consecutivi a Palazzo Chigi, si lascerà dietro anche il Berlusconi II e il suo diventerà il primo governo per durata dal 1946 a oggi.
Anno elettorale e di record, ma anche di riforme visto che - oltre al referendum sulla Giustizia - nel 2026 la maggioranza dovrebbe portare a termine l'Autonomia differenziata cara alla Lega e far ripartire il Premierato, fermo da un anno e mezzo in commissione Affari costituzionali della Camera. Non a caso il relativo referendum confermativo dovrebbe tenersi nella prossima legislatura. Ragione per cui la maggioranza si concentrerà sulla riforma della legge elettorale puntano a un proporzionale con premio di maggioranza che porterebbe effetti simili al Premierato. Passaggio, questo, che potrebbe portare a qualche fibrillazione nel centrodestra visto che Fdi, Forza Italia e Lega hanno sul dossier convenienze molto diverse.
Allargando lo sguardo oltre confine, invece, il 2026 potrebbe essere l'anno del cessate il fuoco tra Russia e Ucraina e del consolidamento della tregua in Medio Oriente. Due fronti su cui Meloni si è sempre mossa provando a tenere insieme Europa e Stati Uniti, anche nei momenti in cui il dialogo sembrava essere in salita. Ed è proprio seguendo questo approccio che il 31 dicembre la premier ha sentito telefonicamente Donald Trump per gli auguri di fine anno. Un colloquio durante il quale Meloni ha ringraziato il presidente americano per la corposa riduzione dei dazi sulla pasta italiana e per aver rinviato al 2027 quelli sui mobili.
Si è parlato ovviamente anche di Ucraina e in vista del vertice dei cosiddetti Volenterosi in programma a Parigi il 6 gennaio la premier ha sostenuto la posizione europea auspicando una "pace lunga e duratura" nel rispetto delle legittime richieste di Kiev. Sul fronte Medio Oriente, invece, Meloni ha confermato che l'Italia si impegnerà sul campo a Gaza con un corposo numero di carabinieri che avranno il compito di addestrare la polizia palestinese.