È boom per le maxi-fusioni

Da gennaio già chiuse operazioni per 1.200 miliardi di dollari

Le Borse si spaventano, ma i tassi Usa fermi probabilmente fino al 2016 potrebbero alimentare il boom delle maxi-fusioni. Tipo quella con cui la francese Altice ha rilevato l'americana Cablevision per 17,7 miliardi, portando a 1.190 miliardi il valore complessivo delle operazioni di merger&acquisition superiori a 10 miliardi siglate a livello globale quest'anno. Si tratta di una cifra record, che supera il precedente massimo toccato nel 1999, poco prima dell'esplosione della bolla dot.com. La cifra potrà salire ancora: nei giorni scorsi AB InBev, maggiore produttore di birra mondiale, ha rivelato di avere nel mirino la rivale SabMiller: l'accordo potrebbe valere più di 100 miliardi. Il numero complessivo di società coinvolte è salito a 47, una in meno rispetto al record del 2006, prima della crisi finanziaria che nel 2008 ha messo in ginocchio l'economia e la finanza mondiale.

Il boom di M&A arriva in un momento in cui il finanziamento del debito è particolarmente economico e in cui molte società americane ed europee faticano a trovare modi per sostenere i fatturati. Inoltre, numerose aziende sono messe sotto pressione dagli investitori, che chiedono di utilizzare l'ampia liquidità accumulata con anni di riacquisti di azioni proprie. Ulteriore slancio alle attività di fusione e acquisizione potrà arrivare ora che la Fed ha lasciato il costo del denaro fermo ai minimi storici, anche se è ipotizzabile che il boom di M&A sia arrivato al suo apice e vada incontro a un rallentamento: stando ai dati di Dealogic, i cicli di sostenute attività di fusione e acquisizione registrati tra il 1997 e il 2000 e quindi tra il 2005 e il 2008 sono stati seguiti da bruschi cali del mercato azionario e, di conseguenza, da un calo delle operazioni di consolidamento.

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