Come cambiano le pensioni: i primi effetti sugli assegni

Rate, aliquote e altro ancora. Ecco le più importanti novità attese nel 2020 per la previdenza dei liberi professionisti

Per ricostruire il mosaico della previdenza contributiva relativa ai liberi professionisti bisogna passare in rassegna le undici diverse Casse previdenziali private, ognuna delle quali riguardante una diversa professione e rispondente a regole proprie.

Come spiega nel dettaglio Il Sole 24 Ore, ci sono cinque categorie che sforano il tetto dei 2.500 euro: si tratta di avvocati,commercialisti, medici, giornalisti e notai. Poi troviamo ne troviamo tre - ovvero veterinari, giornalisti freelance e farmacisti - che non arrivano ai mille euro lordi. Lo scenario suggerisce subito una considerazione. Mentre per alcuni professionisti l’uscita dal mondo del lavoro non si preannuncia complicata o particolarmente traumatica, per altri le prospettive previdenziali future sono avvolte nell’incertezza. In ogni caso tutti dovranno fare i conti con un ridimensionamento degli assegni, per certi versi aggravato dal passaggio al contributivo.

Gli importi per i professionisti

Procediamo per gradi e diamo un’occhiata agli assegni mensili lordi per vecchiaia e anzianità dei professionisti. I ragionieri, ad esempio, da 15 anni passati al sistema contributivo, dovranno far fronte a un forte calo di sostituzione e a un’aliquota pari al 15%. Per loro l’assegno di vecchiaia vale 2.170 euro lordi, mentre quello di anzianità 2.400. Passiamo adesso ai commercialisti: anche questi professionisti sono alle prese con il contributivo ma le loro pensioni si mantengono al di sopra dei 3 mila euro (3.232 per vecchiaia e 3.725 per anzianità). Da considerare inoltre che la Cassa riconosce agli iscritti al contributivo puro un versamento extra del 3% per chi sceglie di andare oltre l’aliquota base del 12%.

Gli avvocati (2.955 euro lordi per vecchiaia e 2.767 di anzianità) non sono ancora passati a un regime contributivo puro. Il loro è definito un “sistema retributivo sostenibile”; la pensione si calcola attingendo alla media dei redditi dichiarati nel corso di tutta la vita contributiva. I consulenti del lavoro hanno importi medi che si aggirano intorno ai 1200 euro, la Cassa (Enpacl) è passata al contributivo e portando il contributo soggettivo dal 10% al 12%. L’assegno di architetti e ingegneri ammonta invece a 2.048 euro: nel 2019 la cosiddetta pensione di vecchiaia unificata è assegnata ai professionisti con “almeno sessantasei anni e tre mesi di età e 33 anni di contribuzione”. L’aliquota sul reddito dichiarato è pari al 14,5%; quella sul volume d’affari Iva al 4%.

Per i veterinari (800 per vecchiaia) si adotta il retributivo basato sulla media dei redditi dichiarati. Nel 2019 la contribuzione tocca il 14,5% per i redditi fino a 93.250 euro; è previsto un incremento dello 0,5% annuo fino ad arrivare la soglia del 22%.

Le pensioni dei notai sono calcolate in modo solidaristico, in base all’anzianità di servizio e non ai contributi versati. Dopo dieci anni (e a condizione che non vi siano figli), il notaio percepisce un assegno pari a 4.106,87 euro. L’importo aumenta del 2,70% all’anno fino al termine dell’attività. Discorso simile può essere fatto per i farmacisti (510 euro di vecchiaia, 622 di anzianità), alle prese con un contributo fisso annuo che subisce solo l’adeguamento Istat. I medici (3.288 euro di vecchiaia) si dividono invece tra Inps per quanto riguarda i dipendenti ed Enpam per la libera professione. Per la medicina generale le aliquote si aggirano intorno al 21%. Infine i giornalisti: l’Inpgi gestisce i liberi professionisti (Inpgi 2, 125 euro di vecchiaia) e dipendenti (Inpgi 1 4.267 di vecchiaia e 5.629 di anzianità).

Cosa cambia nel 2020

Questo lo scenario attuale. Ma quali sono le novità del 2020? Intano medici e giornalisti vedranno aumentare le rispettive aliquote contributive, fino a toccare rispettivamente il 26% (medicina generale) e il 12% (freelance). Per i consulenti del lavoro è prevista una rateazione dei debiti da cinque a sette anni, con rate minime che si abbassano da 200 a 100 euro e un accesso alle agevolazioni a partire dai mille euro.

I veterinari aspettano di capire se ci sarà spazio per il riconoscimento delle borse di studio post laurea, l’indennità di morte prematura e per un anticipo pensionistico per gli iscritti che assistono figli invalidi. Architetti e ingegneri attendono un regime sanzionatorio più favorevole per gli omessi (o ritardati) versamenti di contributi. I commercialisti, infine, sono in attesa del via libera delle delibere che consentono di “riversare sui montanti contributivi i maggiori rendimenti patrimoniali registrati”.