Carige, l'aumento sale a 630 milioni

Dopo lo stop dei Malacalza sale il conto del rilancio. Innocenzi: «Entro aprile le offerte»

L'ex ad e ora commissario straordinario di Carige, Fabio Innocenzi, ieri ha detto che la banca vuole essere un «agile motoscafo» in mezzo alle grandi banche che somigliano a lussuose navi da crociera». Ma le onde lungo la rotta che porta verso la fusione imposta dalla Bce con un partner ancora da trovare restano alte. E il «carburante» ancora più costoso: lo stop alla ricapitalizzazione da 400 milioni decretato il 22 dicembre con l'astensione del primo azionista, la famiglia Malacalza, fa salire il conto per il rilancio dell'istituto ligure. Tanto che il nuovo piano industriale presentato ieri ha alzato l'asticella dell'aumento di capitale a 630 milioni: gli originari 400 milioni più 120 milioni per un ulteriore pulizia del bilancio più 65 milioni di investimenti nella rivoluzione digitale (quindi sullo sviluppo commerciale) e altri 45 milioni «per compensare gli effetti negativi dell'assemblea di fine dicembre».

È inoltre prevista una riorganizzazione interna con un ridimensionamento di 1.050 dipendenti. L'istituto passerà da 4mila e 3mila dipendenti, con accordi individuali e pensionamenti sfruttando le possibilità previste da Quota 100.

L'obiettivo è rafforzare patrimonialmente la banca per finanziare lo smaltimento dei crediti deteriorati e rimborsare contestualmente il bond subordinato da 320 milioni emesso in autunno e sottoscritto dallo Schema Volontario del fondo interbancario.

Sul fronte di quella che la Bce definisce «business combination», «aspettiamo le offerte vincolanti all'interno di aprile», ha detto Innocenzi, secondo cui ci sono già diversi gruppi che stanno guardando al piano. Uno dei pilastri è l'ulteriore cessione di sofferenze e inadempienze probabili per arrivare, nel giro dei prossimi mesi, ad avere un rapporto fra crediti deteriorati lordi e crediti totali attorno al 6-7%, fra i più bassi in Italia.

«Abbiamo ricevuto due offerte, una vincolante dalla Sga e una non vincolante da Credito Fondiario, su portafogli per 1,9 miliardi», ha spiegato il banchiere. In particolare, quella della società controllata dal Tesoro rimarrà aperta «per qualche mese», così da consentire a eventuali compratori di Carige di valutare se proseguire o meno su questa strada e all'assemblea di esprimersi.

Il compito dei commissari è lavorare «affinchè l'ipotesi dell'intervento dello Stato sia esclusa», ha precisato l'ex presidente e oggi commissario, Pietro Modiano. Ma anche quello di attestare le responsabilità di chi ha gestito la banca in passato. «Puntiamo a chiudere la fase commissariale con una relazione che possa essere prodromica a una azione di responsabilità» nei confronti degli ex manager dell'istituto, ha detto il terzo commissario, Raffaele Lener.

Nel frattempo, vengono tenuti i contatti con il primo azionista Malacalza Investimenti: «C'è stato uno scambio di informazioni piuttosto completo e ci sono state già delle osservazioni di carattere tecnico», ha spiegato Lener sottolineando la volontà dei commissari di mantenere una comunicazione attiva verso i principali soci soprattutto in vista della assemblea, che si terrà probabilmente a maggio, su aumento e aggregazione.

«Non possiamo permetterci che gli azionisti di maggiore peso possano dichiarare in assemblea di non essere sufficientemente informati», ha aggiunto Lener con chiaro riferimento al precedente di dicembre.

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