Nelle città italiane una volta c'erano cinema ovunque: in periferia, sotto casa, lungo i viali. Solo a Milano erano più di 150, contro i circa 40 oggi rimasti. In mezzo, trent'anni di chiusure silenziose, serrande abbassate, locandine sbiadite e foyer diventati centri commerciali, supermarket o palestre. È l'immagine più chiara di una crisi che ha colpito soprattutto le sale piccole e indipendenti. Eppure, guardando ai numeri del 2025, qualcosa sembra abbia iniziato a muoversi controcorrente. Dopo un mese di settembre in crescita sia per giro d'affari sia per spettatori, secondo alcune anticipazioni l'anno appena terminato ha visto incassi per 496 milioni, in linea con il 2024; bene i film prodotti in Italia che totalizzano oltre 160 milioni (121,4 nel 2024). Non un ritorno all'età dell'oro del cinema, ma comunque un segnale chiaro: il pubblico sta tornando, seppur in modo selettivo.
I bilanci dei grandi operatori, quelli che costruiscono i grandi multisala e governano il settore, raccontano però una realtà ancora fragile. UCI Italia, uno dei principali player del mercato, nel 2024 ha superato i 107 milioni di ricavi ma ha chiuso l'esercizio con una perdita netta superiore a 16 milioni, che porta il rosso totale degli ultimi tre anni a quasi 50 milioni, e un ebitda negativo.
Che sia chiaro, la struttura patrimoniale resta solida, con un patrimonio netto di oltre 48 milioni, ma la redditività rimane un obiettivo mancato. Il cinema incassa, ma non abbastanza da coprire gli elevati costi fissi: tra affitti, personale ed energia. Molto simile il quadro di The Space Cinema, altra grande catena nazionale. Anche qui ricavi importanti, di più di 130 milioni, ma comunque in calo di quasi 4% rispetto al 2023, anno estremamente positivo che aveva chiuso con una crescita di quasi il 79 percento. Nel caso di The Space, però, il 2024 è stato un anno positivo con un utile di oltre 16 milioni, con una super crescita del 521,96%, rispetto alla perdita di 50 milioni del 2023. In generale, il modello dei multiplex regge, ma non vola. Pare, insomma sopravvivere più che prosperare.
Diversa la situazione di Notorious Cinemas, operatore più piccolo ma molto dinamico. Nel 2024 il fatturato è cresciuto di oltre il 55%, raggiungendo 13,3 milioni, con un utile di 1,8 milioni e cash flow operativo superiore a 2,2 milioni. Numeri che raccontano sale piene e una gestione più snella. Ma il rovescio della medaglia è pesante: il patrimonio netto si è ridotto di quasi il 65%, mentre l'indebitamento è cresciuto di oltre il 30%, con il 77% dei debiti concentrati nel breve termine. Insomma, anche nelle sale più piccole il cinema funziona ma continua a cammina su un filo.
A sostenere l'equilibrio precario del sistema sono stati, negli ultimi anni, anche gli incentivi pubblici: tax credit, contributi alla programmazione, sostegni alla digitalizzazione. Senza questi strumenti, molti operatori non avrebbero superato la fase post-pandemica. Non a caso, i bilanci mostrano spesso una tenuta finanziaria che non trova riscontro nella redditività pura.
Il 2025, però, ha regalato al settore anche un segnale inatteso: Buen Camino, film rivelazione dell'anno, anche per incassi.
Il cinema italiano oggi è questo: un'industria che perde pezzi ma non identità, che chiude sale ma ritrova spettatori, che registra bilanci in affanno ma ha incassi in ripresa. Una industria che fatica, ma che rilancia la sfida.