Dal centro strategico del lusso a posto da cui i grandi brand fuggono. Negli ultimi anni, complice anche la pandemia, la Cina ha smesso di essere una certezza per i grandi marchi. Solo per fare un esempio, il gruppo Kering, di cui fa parte Gucci, ha chiuso 75 boutique nel paese nel 2025 e si prospetta un altro centinaio di chiusure nei prossimi anni. Ma mentre molti brand scappano, c'è qualcuno che si muove contro tendenza. Borsalino, il produttore italiano di cappelli fondato 169 anni fa, che ha conquistato tutto il mondo con il fedora indossato da Humphrey Bogart in Casablanca e da Robert De Niro nel film Gli intoccabili (in foto), guarda alla Cina con entusiasmo. Questo mese, il brand storico ha aperto un pop-up store a Shanghai, anticipazione del suo primo negozio nella metropoli cinese che aprirà quest'estate. Ma questo sarebbe solo l'inizio, entro fine anno saranno quattro le boutique presenti all'ombra della Grande Muraglia e, nel lungo termine, l'azienda ha individuato un potenziale massimo di 40 negozi nella Grande Cina, inclusi Hong Kong, Macao e Taiwan.
Mauro Baglietto, amministratore delegato della società che dal 2017 è nelle mani del gruppo svizzero di private equity Haeres Equita, ha affermato che "questo sia il momento giusto per avvicinarci al mercato", sottolineando che la Cina è "un mercato molto importante" che "richiede un approccio più disciplinato rispetto al passato". Senza dubbio il piano di Borsalino è molto ambizioso, ma abbraccia il nuovo stile di consumo cinese. Se è vero che molti brand costosi stanno perdendo fascino, soprattutto quelli con loghi molto vistosi come Gucci, Alexis Bonhomme, fondatore e amministratore delegato della società di consulenza nel settore del lusso Trinity Asia, ha raccontato al Financial Times un'altra faccia della medaglia.
Il mercato cinese del lusso ha iniziato il 2026 su una "base più solida" rispetto alla fine del 2025, ma sta diventando "sempre più polarizzato", con i marchi di punta in ripresa e quelli di fascia media in difficoltà. I marchi associati a un'estetica old money o tradizionale stanno ottenendo risultati migliori, ha aggiunto. I consumatori cinesi danno, insomma, sempre maggior priorità alla qualità dei materiali.
E Borsalino, con le sue linee classiche e l'unicità di prodotti fatti ancora per il 100% a mano, sembra essere ben posizionata in questo scenario dove non vince la quantità dei negozi, ma soprattutto l'esclusività e la ricercatezza.