Consumi, la batosta del Covid: cos'è successo

Bruciati 126 miliardi con il Centro-Nord l'area più penalizzata del Paese: è quanto emerso da un report approfondito di Confcommercio. "Solo a fine 2022 torneremo ai livelli pre-crisi"

Consumi, la batosta del Covid: cos'è successo

La pandemia da Covid-19 ci è costata ben 126 miliardi di euro: nel 2020 i consumi hanno visto un calo complessivo dell'11,7%, il secondo peggior dato dal dopoguerra.

Ecco tutte le perdite

Domani il Giornale in edicola approfondirà le ragioni e le cause del drastico calo dei consumi. Oltre al Pil nazionale, pesa come un macigno la riduzione del 60,4% della spesa dei turisti stranieri che ci ha costretti ad una perdita di circa 27 miliardi. E poi, la spesa pro capite è crollata di oltre duemila euro rispetto al 2019 riportando i consumi ai livelli del 1995. Questi sono soltanto alcuni dati che emergono dal Rapporto dell'Ufficio Studi di Confcommercio, presentato nel corso dell'incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.

Nord Italia più penalizzato

L'analisi evidenzia come il Nord ed il Centro siano le aree più penalizzate con Veneto e Valle d'Aosta le regioni con le maggiori perdite di consumi pari ad oltre il 15% mentre il Sud ha registrato dinamiche lievemente meno negative: soltanto al Centro- Nord sono andati in fumo circa 23 miliardi di euro. Per l'anno in corso, Confcommercio prevede una crescita dei consumi interni del 3,8% e la stima per le varie regioni rimane piuttosto prudente sia perché non sappiamo ancora come evolverà il turismo quest'estate, quanto importante sarà l'ingresso degli stranieri e verso quali regioni ma anche tutte le incognite legate alla pandemia ed alle sue varianti. Secondo il Rapporto, si consolidano le prospettive di una crescita complessiva del Pil il 4,5% e il 5% entro il 2021. "Oggi la situazione è in miglioramento: la diffusione dei contagi è in costante e drastico calo, la campagna vaccinale procede, le restrizioni man mano si riducono. Siamo arrivati a questi risultati con grande fatica", ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sottolineando però come le stesse previsioni per il 2021 "restano molto caute".

Maggio e giugno in ripresa

I primi due mesi in cui si è davvero vista la famosa luce in fondo al tunnel sono gli ultimi due grazie alle riaperture ed alla maggiore mobilità che hanno determinato un incremento dei consumi (+14,2% a maggio) consolidando il recupero del Pil (+2,9 a giugno). Anche in questo caso le differenze a livello regionale nella spesa per abitante sono significative: si va dagli oltre 24mila euro della Valle d’Aosta ai poco più di 11.700 euro della Campania. Il record negativo della regione risiede, in parte, nell’essere l’unico territorio meridionale a non aver conosciuto significative perdite di popolazione residente tra il 1995 ed il 2020. Sangalli ha parlato degli ammortizzatori sociali e della riforma fiscale a partire dalla riforma dell'Irpef (qui i dettagli ): "va certamente ridotto il cuneo fiscale sul lavoro - ha aggiunto - ma la questione non può risolversi nello scambio tra meno imposte dirette e più imposte indirette. La via maestra è nota: contrasto e recupero di evasione ed elusione insieme al controllo della spesa pubblica".

Il ruolo del Pnrr

Se la media nazionale di ripresa viaggia intorno al 3,8%, più difficile sarà il recupero del Mezzogiorno, area nella quale la domanda per consumi è stimata crescere del 3,2% riproponendo il consueto problema del Sud meno resiliente del resto del Paese, fenomeno già visto nel passato. Per il Ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, "la ripresa che abbiamo di fronte sarà una ripresa che inevitabilmente toccherà in modo diverso settori e settori ma la sfida è quella di reinserire i lavoratori con formazione e reskilling veloce". La crescita del Pil fino a 5 punti percentuali è un "traguardo che può essere raggiunto. Ma solo alla fine del 2022 torneremo ai livelli pre-crisi. È un percorso lungo che dovrà vederci tutti uniti a far tornare la propensione al consumo delle famiglie". Tutto, però, dipende da come saremo capaci di sfruttare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. "Ho sempre detto che non basta stanziare tante risorse, la cosa più importante è riuscire a spenderle bene e la macchina burocratica del Paese - ha proseguito Giorgetti - non è in questo momento in grado di tradurre in modo rapido questi stanziamenti. Per questo è decisiva l'azione del governo, se non si cambia il quadro entro cui si muovono le imprese sarà complicato avere delle risposte".

Commenti