Così la cimice asiatica sta mettendo in ginocchio l'agricoltura italiana

L'invasione degli insetti provenienti dalla Cina ha provocato già 250milioni di euro di danni. Coldiretti accusa il sistema di controllo dell'Ue e chiede al governo di dare il via libera all'immissione della vespa samurai per contrastare la cimice

Così la cimice asiatica sta mettendo in ginocchio l'agricoltura italiana

Non c’è solo l’emergenza Xylella a minacciare i raccolti. In Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Lombardia, Toscana, Lazio e Campania è arrivata anche la cimice asiatica a mettere in difficoltà le aziende agricole.

Tra le colture più colpite c’è quella delle pere, che la cimice deforma con le sue punture rendendole invendibili. Ma ad essere in pericolo ci sono anche mele, kiwi, pesche, albicocche, alberi di ciliegio. Persino i vigneti. La frutta che si salva viene immessa sul mercato ad un prezzo più alto. Ma il problema non riguarda soltanto il portafogli dei consumatori. Secondo la Coldiretti questi insetti provenienti dalla Cina, attirati dal caldo torrido delle ultime settimane, avrebbero già prodotto 250 milioni di euro di danni, tra raccolti compromessi e posti di lavoro persi. Sotto accusa c’è “il sistema di controllo dell'Ue, con le frontiere colabrodo, che ha lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari”. A denunciarlo è il presidente dell’associazione, Ettore Prandini, che se la prende con la “politica europea troppo permissiva che consente l'ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell'Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”.

In Emilia Romagna, ed in particolare nella zona della provincia di Bologna e nel Ferrarese, l’invasione della cimice, complice il rialzo delle temperature fuori stagione, sta mettendo in ginocchio tutto il comparto ortofrutticolo con centinaia di aziende in crisi. "I maggiori danni sono stati riscontrati sulle pere e sulla soia e hanno interessato sia aziende che orti privati", spiega a ilGiornale.it Umberto La Morgia, capogruppo della Lega nell'Unione dei Comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia, che ieri ha partecipato al presidio di protesta indetto da Confagricoltura Bologna davanti alla prefettura del capoluogo emiliano. I numeri sono eloquenti. "Sono marciti dal 30 all'80% dei pereti della zona", riferisce spiegando come "le cimici più giovani e piccole di dimensioni riescono a passare attraverso le maglie delle reti". Alcuni insetti, poi, aggiunge La Morgia, "si sono riversati nelle abitazioni stesse degli agricoltori e dei cittadini, cercando riparo dal freddo".

Le perdite qui sono stimate tra gli 80 e i 100 milioni di euro, tanto che la Regione ha deciso di aprire subito un bando da 250mila euro per concedere mutui a tassi agevolati a sostegno del reddito, oltre a proporre di sostenere finanziariamente gli agricoltori danneggiati con un fondo ad hoc. Danni milionari anche nella Regione Veneto, che ha chiesto al governo l’apertura di un tavolo nazionale urgente per sostenere il comparto locale. “Chiediamo la stessa attenzione riservata alla Xylella”, ha detto l’assessore all’Agricoltura, Giuseppe Pan, proponendo un piano quinquennale da 100 milioni di euro l’anno con scadenza al 2023 per sostenere le imprese in difficoltà. La Coldiretti invoca misure di “prevenzione e di intervento più efficaci” a livello europeo, visto che con “i cambiamenti climatici e la globalizzazione”, “si moltiplica l'arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provocano stragi nelle coltivazioni”.

Nel frattempo l’appello è al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e a quello dell’Ambiente, Sergio Costa, affinché emanino “le linee guida per il via libera alla vespa samurai”. Un insetto che annienta le uova della cimice depositando all'interno le proprie. A chiedere che venga promulgato al più presto il decreto che disciplina “i criteri di immissione della vespa samurai” oltre ad un “fondo straordinario di sostegno alle aziende danneggiate” sono anche i deputati della Lega. Al momento, infatti, sembra essere quello "biologico" lo strumento più efficace per contrastare la piaga che sta affliggendo l’agricoltura italiana, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. "L'imperativo è preservare il reddito degli agricoltori e le sorti di un intero settore", spiega a ilGiornale.it il leghista Guglielmo Golinelli, primo firmatario della risoluzione depositata in Commissione agricoltura.

La questione verrà affrontata la prossima settimana dal ministro Bellanova in un incontro con gli assessori regionali all’Agricoltura. L’attenzione sul tema è “forte”, ha assicurato la titolare del dicastero.

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