Cosa accade ai titoli di Stato italiani dopo il referendum

Con quasi il 70% delle preferenze, al referendum sul taglio dei parlamentari ha fino il sì, generando un impatto positivo sul mercato italiano dei titoli di Stato

Cosa accade ai titoli di Stato italiani dopo il referendum

La stabilità del governo sembrerebbe garantita, data l’urgenza di gestire i fondi europei in arrivo attraverso il Recovery Fund per un totale di 209 miliardi di euro. Questi aiuti, almeno sulla carta, daranno un nuovo boost alla spesa pubblica e, potenzialmente, diminuiranno la pressione fiscale su individui e imprese andando a potenziare la spesa privata. Come e quanto bene questi soldi verranno gestiti dai partiti dell’attuale maggioranza lo scopriremo solo nel 2023, alla prova delle prossime elezioni - al netto di eventuali appuntamenti elettorali anticipati.

Una delle strade più semplici da percorrere per comprendere il sentiment del mercato su un dato Paese è guardare le quotazioni dei suoi titoli di Stato. Osservando i BTP a 10 anni si nota con estrema facilità un forte rialzo dalla notizia sul raggiungimento di un accordo tra Francia e Germania in materia di Recovery Fund, intorno alla metà del mese di maggio.

Analizzando lo spread BTP-Bund a 10 anni, si evidenzia un calo sostanziale da 260 bp circa agli attuali 140 bp, vicino ai minimi toccati ad agosto. Il mercato obbligazionario così sembra gradire i risultati del referendum, a favore della maggioranza, avvantaggiando chi ha già BTP in portafoglio. Per procedere con nuovi acquisti, invece, potrebbe essere il caso di attendere che i livelli di prezzo appaiano meno stressati.

Guardando ancora allo spread, si segnala l’importanza di tener monitorata area 160 bp. Un rialzo verso questo obiettivo potrebbe comportare una buona opportunità di acquisto dei titoli di Stato a 10 anni, supportata dagli effetti positivi sulla curva dei tassi derivanti dal QE della BCE.

A favorire la percezione di una rinnovata sicurezza vi è anche l’incentivo del governo a proseguire con la legislatura così da scongiurare la salita al potere dei parti anti-euro e, guardando al 2022, nominare il nuovo Presidente della Repubblica. Questioni non di poco conto e che costituiscono gran parte della visione comune dei partiti di coalizione.

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