Crolla il muro di Livorno: Esselunga sfonda nel regno delle coop

Esselunga sfonda e conquista Livorno. Un risultato storico per il gruppo milanese, che rompe vent'anni di veti legati al potere delle Coop

Crolla il muro di Livorno: Esselunga sfonda nel regno delle coop

L'inaugurazione del primo punto Esselunga della città di Livorno, nella giornata odierna, è un evento a suo modo storico per il mondo della grande distribuzione organizzata in Italia. Segna la vittoria postuma di Bernardo Caprotti, padre fondatore del dinamico gruppo italiano, sul sistema denunciato nel libro "Falce e carrello", lo sfondamento del gruppo di Limito di Pioltello in un territorio che a lungo è stato controllato dalle coop e vegliato da interessi legati alla coalizione politica di centro-sinistra, ostile a far penetrare dal nord i concorrenti.

Su Viale Petrarca, laddove un tempo sorgevano gli stabili Fiat, Esselunga inaugura il 31esimo negozio presente in Toscana, un superstore con una superficie di vendita di poco più di 4mila metri quadrati, tra i maggiori della regione, al cui interno lavoreranno 200 persone, in larga parte neo-assunte e provenienti dal territorio. Cinque anni dopo il via libera del sindaco pentastellato Filippo Nogarin all'investimento di Esselunga si chiude un cerchio e si chiudono vent'anni di battaglie commerciali e legali tra il gruppo milanese e il tessuto politico-economico della città labronica.

Come nota La Nazione, per vent'anni "la rossa Livorno, la roccaforte toscana della sinistra patria del mangiar bene e della vita godereccia, la città che ha negozi di alimentari e discount ogni pochi metri, ha sempre respinto il pressing dell'imprenditore milanese Bernardo Caprotti", che dieci anni fa provò invano a conquistare uno spazio assegnato dal comune per edificare un polo di vendita al dettaglio ma che, nonostante un'offerta di 10 milioni di euro superiore (40 contro 30) a quella della Coop per la medesima area si vide scavalcato da quest'ultima in termini di preferenze.

Marina Caprotti, la figlia del fondatore di Esselunga oggi alla guida del gruppo che per liquidare i fratelli Giuseppe e Violetta ha staccato un assegno di un miliardo e 830 milioni di euro, potrà dunque coronare l'obiettivo del padre: portare, simbolicamente, la concorrenza nella terra delle protezioni politiche all'impresa e delle conglomerate di potere territoriali. La competizione si sposta laddove anche Esselunga ha voce in capitolo. Esselunga conquista, in un certo senso, la ciliegina sulla torta dopo i risultati positivi del 2020, caratterizzati da un fatturato in crescita di quasi il 3% (+2,9%), a 8,4 miliardi di euro, e da utili che sono cresciuti sino a 270 milioni di euro (+4,4%). Includendo nel computo le attività collaterali di Esselunga, come i Bar Atlantic e le profumerie EsserBella, l'incremento sarebbe stato del 3,6%. Logico dunque che valorizzare ulteriormente una posizione in via di rafforzamento con la conquista di nuovi mercati abbia una valenza economica, oltre che simbolica, non indifferente.

La città di Livorno, in questo contesto, dopo anni di difficoltà economiche non vede certamente di cattivo occhio la ratio economica dell'investimento. I dubbi principali, ça va sans dire, riguardano piuttosto l'ubicazione della sede, su una tratta molto trafficata, le modifiche alla viabilità, le prospettive dei mercati di prossimità e delle piccole attività. Non la presenza in sé di Esselunga. "Il luogo comune di una città dove le ideologie condizionano i comportamenti e il pensiero collettivo si è logorato da un pezzo", nota il Corriere Fiorentino. "Prevale il pragmatismo: Esselunga si presenterà sulla piazza con molti prodotti a prezzo scontato e ciò indurrà le grandi catene concorrenti, in primo luogo Coop e Conad, a imitarla".

In sostanza, dunque, alla prova dei fatti diversi apparati di potere economico-politici locali che si ritengono consolidati da tempo non reggono. La caduta del Partito Democratico, referente politico delle cooperative in toscana, nel 2014 ha dato il via libera all'inizio dell'investimento sponsorizzato da Nogarin, è chiaro; ma la riconqusta da parte dei dem della città toscana nel 2019 non l'ha certamente frenato. La denuncia di Caprotti di oltre un decennio fa ha aperto la strada, le necessità concrete di una città in difficoltà e l'ostinata volontà di Esselunga di portare a compimento l'obiettivo del fondatore, non privo di ricadute economiche per il gruppo, hanno fatto il resto. Scomparsa la falce, è restato il carrello: e la competizione si è fatta più democratica.

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