La tempesta perfetta sull'Italia: cosa accadrà con lo "scenario nero"

Il bollettino di Bankitalia analizza lo scenario peggiore: recessione per due anni e inflazione all’8% nel 2022

La tempesta perfetta sull'Italia: cosa accadrà con lo "scenario nero"

Il conflitto in atto fra Russia ed Ucraina finirà per portare gravi conseguenze anche all'economia italiana, già seriamente compromessa a causa delle restrizioni imposte dal governo al Paese a causa della dichiarata emergenza sanitaria.

Nel bollettino del 2 aprile 2022 redatto dagli esperti di Bankitalia si parla addirittura di una possibile recessione che interesserà la nostra Nazione per 2 anni, con un calo del prodotto interno lordo dello 0,5% e inflazione all’8%. Nello scenario peggiore, si aggiunge anche l'interruzione dei flussi del gas russo, che potrà essere compensato solo in parte.

Lo scenario infausto

Naturalmente, quello ipotizzato da Bankitalia è il più infausto degli scenari, basato anche su una probabile diminuzione della disponibilità di gas per l'Italia dovuta alle sanzioni alla Russia. Al momento si parla dell'interruzione di un anno, a partire dal prossimo mese di maggio, ma anche con l'intervento di altri fornitori si tratterà comunque di una riduzione di circa il 10% della produzione. "Si ipotizza che ciò generi strozzature per le sole attività manifatturiere caratterizzate da un’elevata intensità energetica", spiegano da Bankitalia, come riportato da Repubblica."I vincoli alla produzione che ne deriverebbero ridurrebbero il valore aggiunto complessivo dell’economia di circa 1,5 punti percentuali".

Le conseguenze di un embargo al gas russo

Ovviamente un possibile embargo al gas russo porterà ad una inevitabile impennata dei prezzi del combustibile. Secondo gli esperti di Bankitalia, i prezzi del gas naturale potrebbero arrivare a livelli superiori a quelli di gennaio "di 130 punti percentuali nel 2022 e di circa 90 nel 2023". Anche i prezzi del petrolio salirebbero di circa 40 e 30 punti. Ed un proseguimento del conflitto comporterà ulteriori aumenti, dovuti anche alla sfiducia di imprese e consumatori.

L'Italia subirebbe un grosso colpo a causa dell'interruzione del gas russo, anche perché quest'anno non sarebbe possibile reperirne altrove. "Dalla Russia proviene più di un quinto delle importazioni italiane di input energetici", riferisce Bankitalia nel suo bollettino. "Secondo valutazioni preliminari l’eventuale interruzione dei flussi di gas russo potrebbe essere compensata per circa due quinti entro la fine del 2022 e senza intaccare le riserve nazionali di metano, attraverso l’incremento dell’importazione di gas naturale liquefatto, il maggiore ricorso ad altri fornitori e l’aumento dell’estrazione di gas naturale dai giacimenti nazionali", aggiunge.

Solo nel medio periodo, secondo gli esperti, si potrà pensare di compensare le importazioni di gas, investendo sulle fonti rinnovabili e rafforzando i rapporti e gli scambi con altri paesi.

Cosa succederà nel prossimo futuro

Gli occhi restano puntati su quanto sta accadendo in Ucraina. In caso di cessazione delle ostilità, il nostro Paese vedrebbe una crescita del pil del 3% nel 2022 e nel 2023. L’inflazione arriverebbe invece al 4% nel 2022 e all’1,8% nel 2023.

Al momento, tuttavia, è possibile solo osservare le conseguenze che già stanno interessando il nostro Paese. Già pesantemente in crisi a causa delle restrizioni dovute all'emergenza sanitaria, l'Italia si trova ora a dover fare i conti con i contraccolpi del conflitto in atto: rincari relativi all'energia e problemi di approvigionamento.

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