Il conto è cointestato? Cosa accade con Fisco: attenti alle detrazioni

Fa discutere la sentenza della Commissione Tribunale Provinciale di Perugia che ha stabilito che tutti coloro i quali sono titolari di un conto corrente cointestato potranno richiedere solamente il 50%, sul totale, della detrazione Irpef a cui hanno diritto

Il conto è cointestato? Cosa accade con Fisco: attenti alle detrazioni

La sentenza n.104 del 2021 della Commissione Tributaria Provinciale di Perugia sta facendo molto discutere. L'argomento sono le detrazioni fiscali e le deduzioni dal reddito. Il giudizio afferma che se i pagamenti partono da un conto cointestato, la detrazione Irpef deve essere riportata in dichiarazione solamente al 50%.

Così facendo si riducono alla metà le detrazioni usufruibili mettendo in difficoltà tutte quelle persone che, per il pagamento delle spese, usufruiscono di un conto corrente cointestato. Soprattutto in un Paese come l'Italia, non è così assurdo pensare ad un conto corrente cointestato, a dir la verità si tratta di una pratica piuttosto diffusa tra coniugi. Questo accade per varie ragioni: in primis perché non è così economico mantenere un conto corrente, sia bancario che postale, e quindi per contenere i costi viene presa questa scelta e, inoltre, perché nella maggior parte dei casi la scelta si sposa bene con una questione di comodità. Diverse famiglie, infatti, per queste ragioni utilizzano un solo conto corrente per provvedere a tutte le operazioni di cui necessita il nucleo.

Con la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Perugia però si crea un serio problema per i contribuenti. Qualora il pagamento sostenuto per l'onere detraibile sia stato effettuato da un conto corrente cointestato, questo può dare diritto solamente al 50% della detrazione totale spettante. Inoltre, a partire da quest'anno, per le spese sostenute nel 2020, per ottenere le detrazioni sarà necessario aver utilizzato strumenti tracciabili, bonifici da conto correnti e giroconti.

Il caso specifico

Un contribuente Umbro, come consentito dal Tuir (Testo Unico per le Imposte sui Redditi), ha scaricato dal reddito i versamenti alla previdenza complementare. Il pagamento è stato effettuato tramite bonifico dal conto corrente che l'uomo condivide con la moglie.

La detrazione e il rimborso fiscale sono stati completati ma l'Agenzia delle Entrate, che è impegnata ad inviare 35 milioni cartelle esattoriali, ha inviato al contribuente la cartella esattoriale in cui chiedeva la restituzione del 50% delle detrazioni chieste e fruite. Tutto ciò nonostante questa sia stata riportata nel Modello Redditi PF 2016 e la spesa si riferisse all'anno precedente, ossia il 2015.

Immediato è stato il ricorso da parte del contribuente che ha fatto leva sulla legge per i conti correnti cointestati a firme disgiunte la quale prevede che ciascun titolare possa disporre dell'intera somma presente sul conto corrente stesso.

La sentenza

La sentenza, oltre ad essere discutibile, è pericolosa. La Ctp perugina, infatti, stabilisce che la metà delle detrazioni non è dovuta al contribuente perché non ha dimostrato la provenienza delle somme presenti e soprattutto perché non ha provato la titolarità esclusiva di quelle somme utilizzate per pagare l'onere detraibile.

Così facendo si va a creare un precedente che qualora diventasse la normalità costringerebbe i contribuenti o a rinunciare al 50% delle detrazioni o ad aprire dei conti correnti singoli. In entrambi i casi si tratterebbe di una penalizzazione in quanto i cittadini di trovano costretti a rinunce o spese non necessarie.

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