Disastro Facebook, perso il 50% del valore

Scaduto il divieto di vendita, è partito il maxi-ribasso. E c’è chi lancia l’allarme: la nuova bolla Internet sta per scoppiare

Disastro Facebook, perso il 50% del valore

Facebook continua a delude­re coloro che avevano deciso di scommetterci. Nel giorno (ieri) in cui scadeva il divieto di vendita ( lockup ) delle azioni per alcuni in­vestitori, il titolo del social network è riuscito, solo in serata, a limare in parte le pesanti perdite (calo fino al 6,7%), tornando al di sopra del minimo storico toccato in precedenza a 19,69 dollari per azione.

Alle 20 di ieri sera, Facebook (-5,05%) quotava a 20,12 dollari per azione, con una capitalizza­zione di mercato di 43,23 miliardi di dollari, meno della metà rispet­to ai 104 miliardi di dollari dopo l’Ipo dello scorso 17 maggio. Da quel giorno la caduta è stata co­stante: al via con un prezzo di col­locamento di 38 dollari per azio­ne, salito a un massimo di 45 dolla­ri nella prima seduta di scambi, l’azione Facebook era poi scesa fi­no a dimezzare il proprio valore ai livelli attuali. A conferma del mo­mento negativo, anche i risultati del secondo trimestre della socie­tà guidata dal giovane top mana­ger. A causare il «rosso» il rallenta­mento della crescita del fatturato e l’aumento dei costi. La perdita, in linea con le attese degli analisti, è stata pari a 157 milioni di dollari, contro l’utile di 159 dello stesso pe­riodo dello scorso anno.

E così, ad appena tre mesi dalla quotazio­ne, mentre nelle sale operative c’è già chi parla di «rischio bolla», il ti­tolo vale quasi la metà dei 38 dolla­ri del debutto in Borsa, quando an­cora si sperava di piazzare ogni azione tra i 34 e 38 dollari. Ieri Dst Global, Goldman Sachs, Eleva­tion Partners ( il fondo di Bono de­gli U2) e Accel Partners hanno libe­rato 271,1 milioni di azioni che ora potrebbero finire sul mercato, andandosi ad aggiungere ai 421 milioni già in circolazione (altri 1,3 miliardi di titoli sono attesi sul mercato entro la fine dell’anno) e solo nella prima ora di scambi a Wall Street sono passate di mano 62 milioni di azioni, un volume doppio rispetto alla media degli ul­timi 30 giorni.

Intanto ci si comincia a chiede­re chi abbia vinto e chi abbia perso in questa operazione. Non i picco­li investitori, molti dei quali han­no avviato una class action, forse le banche con le loro commissio­ni «monstre»: Morgan Stanley ha raccolto 68 milioni di dollari parial 38,5% sui 176 milioni complessi­vi, mentre a Jp Morgan è andato il 20% e a Goldman Sachs il 15% del totale. Insoddisfatto, ovviamen­te, è anche il ventottenne «papà» del social network che ha visto as­sottigliarsi, per così dire, il suo enorme patrimonio di 13,7 miliar­di di dollari. E con lui chi ha condi­viso l’exploit in rete di Facebook, come Dustin Moskovitz, compa­gno di stanza nel dormitorio di Harvard, Edoardo Saverin e She­ryl Sandberg, direttore operativo della società. Anche il magnate George Soros sta facendo i suoi conti, visto che ha investito 10,6 milioni di dollari acquistando 341mila titoli Facebook nel secon­do trimestre. Da allora, però, le azioni sono calate del 34%.
Effetto Facebook pure sul colos­so svizzero Ubs, pronto ad avviare una causa al Nasdaq, reo di aver gestito in modo approssimativo ­secondo la banca - l’esordio sul mercato del social network. Ubs sostiene, in proposito, di aver subi­to una perdita di 349 milioni di franchi nelle attività su titoli azio­nari americani. Ed effetto Face­book anche sulla fiducia, in frena­ta, degli investitori per le società del web: Groupon ieri era di nuo­vo in calo (- 5,83%) così come Zyn­ga (-3,33%), lo sviluppatore di vi­deogiochi per il social network di Zuckerberg che ne ha condiviso le
 sorti anche in Borsa. 

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