Ecco la trappola dell'Imu: cambia solo il nome

Il Mef con la circolare n. 1/Df del 2020 ha finalmente fatto chiarezza

Ecco la trappola dell'Imu: cambia solo il nome

Doveva rappresentare un modello di semplificazione normativa in materia di tributi locali, agevolando i contribuenti nel compiere gli adempimenti amministrativi e invece, la nuova Imu, da quando è entrata in vigore, ha creato una gran confusione sia per i comuni che per i contribuenti.

L'imposta municipla unica, entrata in vigore nel 2020 a seguito dell'approvazione della legge di Bilancio, avrebbe dovuto superere la precedente Imu abolendo la Iuc (Imposta unica comunale) - ad eccezione della Tari - e unificandosi alla Tasi (Tributo per i servizi indivisibili).

Ma in questo passaggio normativo nasce il problema per gli amministratori locali. La legge 160/2019 ha difatti modificato l'impianto della legge 147/2013 con cui veniva istituita l'Imposta unica comunale che comprendeva Imu, Tari e Tasi. Nello specifico, la 160/2019 aboliva la Iuc ma non la Tari e, di conseguenza, sotto un profilo giuridico sembrerebbe che solo ques'ultima resti "in piedi" come tributo locale mentre le restanti due (Imu e Iuc) siano state abolite. Il legislatore, però, nei successivi articoli richiama l'Imu utilizzando il verbo "disciplinare" e non "istituire". Questo significa, e non servono degli italianisti per comprenderlo, che l'Imu non è stata abolita ma è "uscita dalla porta e rientrata dalla finestra".

Il problema generato da questo giro arzigogolato tra commi di legge che nemmeno l'azzeccagarbugli dei Promessi sposi è che, nei fatti, si è venuto a creare uno stallo nei procedimenti amministrativi riguardanti questa tipologia di imposta. Difatti, secondi i principi di legge, nel momento in cui vi è un nuovo tributo locale occorre nominare un nuovo responsabile, definire un nuovo regolamento non applicando lo stesso del precedente e deliberare le aliquote a carico dei contribuenti.

Se invece non si tratta di istituzione di una nuova imposta ma di nuova disciplina della vecchia è tutto diverso... più semplice. In questo caso, però, non avrebbe senso aver riordinato l'Imu nella legge di bilancio dando la sensazione ai contribuenti di volere intervenire su un'imposta che non era piaciuta, per poi reinserirla sotto "mentite spoglie".

Fatto sta che questa decisione la poteva predenre solo il legislatore e, nell'attesa, le amministrazioni comunali restavano nell'incertezza, con il rischio di far cassa nel modo sbagliato. Infine è arrivato il chiarimento da parte del Ministero competente, quello dell'Economia e delle Finanze. Con la circolare n. 1/Df del 2020 il Mef ha stabilito che la disciplina dell' Imu della legge 160/19 è in continuità con il precedente regime... cambia solo il nome.

Commenti