*di Giuseppe Pasini*
Si parla tanto di trasformazione energetica come progetto futuro. Eppure, l'urgenza non è certo di oggi e si amplifica col passare del tempo. Ci sono Regioni, come la Lombardia, che sono in linea con i target annuali di potenza nominale aggiuntiva dalle fonti rinnovabili. Per la nostra regione si tratta di traguardare i 8,766 GW al 2030. Il raggiungimento degli obiettivi su numero di impianti e potenza generata da fonti di energia rinnovabile è, per Confindustria Lombardia, fonte di fiducia per il futuro. In una fase in cui l'indipendenza energetica è sempre più una discriminante competitiva, siamo di fronte ad un paradosso virtuoso: abbiamo il più alto numero assoluto di impianti FER installati nonostante il minor potenziale di insolazione.
L'eccezione deve diventare la regola. Affinché lo sia, è necessario che la legge regionale sulle aree idonee di prossima approvazione dal Consiglio regionale sia pienamente aderente ai bisogni reali del sistema produttivo lombardo, evitando vincoli eccessivi che potrebbero mettere a rischio gli sforzi che il sistema produttivo sta già mettendo in atto per una maggiore autonomia energetica, nell'ottica di riequilibrare un mix energetico oggi troppo vincolato alle importazioni e alla volatilità del gas naturale.
L'obiettivo noto ai nostri interlocutori istituzionali della prima regione produttiva d'Italia e seconda regione manifatturiera d'Europa, in un quadro di fabbisogno energetico in costante crescita, dev'essere quello di conciliare le esigenze produttive e competitive con la tripla declinazione della sostenibilità. Ovvero le dimensioni economica, sociale e ambientale.
Guardando allo scenario geopolitico attuale, ipotizzando che il conflitto in Iran finisse anche solo nel medio periodo, rischieremmo una crisi energetica di portata sistemica. Consideriamo inoltre che, se il conflitto finisse entro breve come tutti auspichiamo, l'impatto secondo il Centro Studi di Confindustria, varrebbe comunque 0,1-0,3 punti percentuali di Pil.
Anche per questo è importante che venga data continuità al dialogo proficuo che ha portato alla proposta regionale sull'idrorelease, al fine di mitigare il nodo del fabbisogno e del perdurante caro energia. Oltre alla legge regionale sulle aree idonee, in dirittura d'arrivo, per centrare gli obiettivi al 2030 sarà tuttavia necessario accelerare sugli interventi di potenziamento della rete infrastrutturale.
In una situazione emergenziale come questa, il tempo ha una rilevanza fondamentale. Purtroppo, i ritardi negli investimenti di interconnessione tra il Sud ed il Nord hanno un impatto pesante sull'avvio dei nuovi impianti di rinnovabili. E ancora, non possiamo permetterci che ci siano, per esempio, parchi fotovoltaici già ultimati da molte imprese e per i quali si deve attendere fino a 18 mesi perché l'energia prodotta entri in rete.
Una soluzione, vista anche l'eccezionalità della situazione che stiamo affrontando e con un po' di buonsenso, potrebbe essere quella di creare linee preferenziali per quei settori, come quelli energivori, per i quali proprio l'energia è una enorme variabile competitiva e dove ogni giorno di ritardo fa perdere terreno sui mercati internazionali. In questo caso, l'azione del Governo gioca un ruolo determinante.
*Presidente
Confindustria Lombardia