Eni in rosso di 7,3 miliardi. Riviste strategie e cedole

Descalzi: "Riposta pronta, ma è il periodo peggiore della nostra storia". Il titolo fa -7%

Il Covid e la guerra consumatasi in seno all'Opec sulla produzione di petrolio, lasciano il segno sui conti semestrali dell'Eni che, pur portando a casa numeri superiori al consensus, ha incassato una perdita di oltre 7 miliardi rivedendo la sua strategia, compresa la politica dei dividendi. Una scelta di «trasparenza», «nel periodo peggiore della sua storia» ha chiosato l'ad Claudio Descalzi, che fa da spartiacque nella strategia Eni. Il post-Covid sarà infatti un altro film, e complice la battaglia in seno all'Opec che ha fatto precipitare i prezzi del petrolio a ridosso dei 12 dollari al barile, i piani 2020-21 del gruppo sono stati rivisti: «una pronta reazione», ha detto l'ad che comporterà una nuova politica di remunerazione, taglio agli investimenti (-300 milioni) e dei costi (-800 milioni), focus green (questi investimenti peseranno per il 17% sul totale della spesa, dal 12%) e la rimodulazione degli obiettivi produttivi.

Nel dettaglio, il secondo trimestre ha una perdita netta di 4,4 miliardi, contro l'utile di 424 milioni registrato nello stesso periodo del 2019. Sommata al rosso di 2,93 miliardi dei primi tre mesi la perdita netta è di 7,33 miliardi (+1,5 miliardi lo scorso anno). Il dato adjusted ha visto una perdita di 714 milioni nel trimestre e di 655 milioni per il primo semestre.

A pesare, la pandemia che ha ridotto la domanda di energia) da un lato, e l'eccesso di offerta di petrolio e gas dall'altro. Un mix che ha generato svalutazioni per 3,4 miliardi (di cui 2,8 miliardi rilevate nel secondo trimestre) riferite principalmente ad asset oil&gas e impianti di raffinazione. Numeri che hanno imposto al gruppo scelte drastiche come quella di dividere la cedola in due parti. In presenza di prezzi del Brent annui uguali o superiori ai 45 dollari al barile, Eni distribuirà un dividendo annuo composto da un valore base di 0,36 euro (che varia coi risultati aziendali) e una componente legata al prezzo del Brent: +900 milioni di euro ogni incremento di 5 dollari al barile del Brent, in uno scenario di prezzi oil tra 45 e 60 dollari. Se applicata allo scenario Brent adottato da Eni, e senza assumere per il momento alcun incremento del valore del dividendo base, la nuova politica comporterà per cassa la distribuzione di un dividendo di 0,55 euro per azione nel 2020, 0,47 nel 2021, 0,56 nel 2022 e 0,70 euro nel 2023. A febbraio la cedola del 2020 era invece prevista a 89 centesimi. Per Cdp (25,96%) la perdita sarà di poco più di 300 milioni e per il Tesoro (4,37%) di 50 milioni. Pesante la reazione del mercato con il titolo che ha lasciato sul terreno il 7% a 7,81 euro.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti

necken

Ven, 31/07/2020 - 13:23

il problema riguarda tutte le grandi multinazionale del petrolio le quali dovranno ripensare alle loro strategie

flip

Sab, 01/08/2020 - 17:56

ed aspettano la fine dell'anno per correre ai ripari?????????? Andate a vendere limoni all'angolo della strada!