Giovedì, quando Jerome Powell si alzerà dal tavolo della Board Room di Constitution Avenue per l'ultima conferenza stampa del suo mandato, non si starà chiudendo solo un ciclo di politica monetaria, ma uno dei capitoli più turbolenti della finanza statunitense che si siano viti negli ultimi vent'anni. Insomma, la riunione della Federal Reserve che si aprirà domani, non è una riunione come le altre. Powell si prepara a salutare una banca centrale profondamente diversa da quella che aveva ereditato nel 2018: più reattiva, più esposta alle tensioni geopolitiche, ma anche più sottoposta alle pressioni della Casa Bianca. Mentre sullo sfondo Kevin Warsh è pronto ad assumere la carica di presidente a partire da metà maggio e senza certezze sul futuro del mandato di Powell come membro del Consiglio, che dovrebbe durare fino a gennaio 2028, sembra esserci solo una certezza: ad aprile i tassi rimarranno fermi nella fascia di riferimento del 3,5% -3,75%.
Quando la guerra è iniziata il 28 febbraio, i banchieri centrali hanno affermato che l'impatto sull'inflazione e sulla crescita economica sarebbe dipeso dalla rapidità con cui si sarebbe conclusa e dal fatto che i prezzi del petrolio tornassero ai livelli prebellici di circa 70 dollari al barile. Otto settimane dopo, i bombardamenti si sono interrotti, ma la guerra economica è ancora in corso. "Più a lungo i prezzi dell'energia rimangono elevati e lo stretto rimane bloccato, maggiori sono le possibilità che un'inflazione più alta si radichi", ha affermato il governatore della Fed Christopher Waller. Proprio a causa di un'inflazione molto più persistente, per JpMorgan la Fed manterrà i tassi fermi per tutto l'anno in corso, ignorando le pressioni di Donald Trump e anzi, "nel terzo trimestre del 2027 potrebbe alzarli di 25 punti base". C'è solo uno scenario in cui la Fed taglierebbe i tassi: "Se il mercato del lavoro si indebolisse significativamente e l'aumento dei prezzi dell'energia si aggravasse rapidamente". Insomma gli occhi restano puntati su Hormuz.
Almeno per ora, anche la Bce si trova in una posizione simile. Christine Lagarde ha ribadito che la Banca Centrale Europea è pronta a intervenire con una manovra restrittiva di politica monetaria, solo quando i dati dimostreranno che l'inflazione si sta allontanando troppo dall'obiettivo.
Nonostante a marzo l'inflazione abbia toccato il 2,6%, le ultime notizie che arrivano dal fronte di guerra in Medioriente fanno pensare che la decisione di rialzare i tassi sarà rinviata alla riunione di giugno. Ma anche se la Bce sta prendendo tempo, lo scenario più probabile vede due rialzi dei tassi entro fine 2026.