La Fed punta sul corporate un chip da 1.800 miliardi

La banca centrale Usa per immettere liquidità acquisterà anche Etf su obbligazioni societarie

La Fed punta sul corporate un chip da 1.800 miliardi

La Federal Reserve ha messo un'altra freccia all'arco di quanti accusano le banche centrali di incoraggiare sempre più il moral hazard. Eccles Building, impegnata in uno sforzo colossale di contrasto ai disastri socio-economici creati dalla pandemia, ha da ieri iniziato a comprare anche gli Etf dedicati al mercato delle obbligazioni societarie con scadenza inferiore a cinque anni. I calcoli di Goldman Sachs danno l'idea su cosa stia per mettere le mani l'istituto guidato da Jerome Powell: potenzialmente, si tratta di titoli per un controvalore pari a 1.800 miliardi di dollari. Una sorta di all-in come mai si era visto neppure all'acme della crisi dei mutui subprime, con il crac di Lehman Brothers, che sta già suscitando polemiche per la scelta di usare Blackrock come braccio operativo nello shopping.

Rispetto alla crisi del 2008, quando era stato Warren Buffett il cavaliere bianco incaricato dall'amministrazione Obama di sostenere il mercato, questa volta a scendere in campo al fianco della Fed sarà infatti il colosso mondiale dell'asset management con un programma iniziale da 750 miliardi. Non pochi osservatori hanno fatto notare come ciò crei un palese conflitto d'interesse, visto che la creatura di Laurence Fink è il primo emittente a livello mondiale di Etf. E non solo: Blackrock potrebbe incassare oltre 15 milioni di dollari in commissioni per un'attività che potrebbe essere svolta a Washington, e la banca centrale Usa avrà anche la facoltà di mettere nel carniere proprio alcuni Etf venduti dalla stessa Blackrock. È una mossa che potrebbe peraltro irritare le grandi merchant bank di Wall Street, da sempre abituate a spartirsi la fetta più golosa della torta e che si vedono scavalcate dai gestori di patrimoni.

L'allargamento del già ampio perimetro di intervento trova spiegazione col fatto che il Covid-19 ha messo sotto stress il rating di molte società emittenti. A cominciare da quelle dello shale oil, a rischio bancarotta in seguito al crollo delle quotazioni petrolifere. Altre sono in bilico e possono diventare fallen angels, perdendo il merito di credito investment grade, finendo nella bolgia dei bond high yield. Molti fondi, per statuto, non possono acquistarli e sono costretti a vendere quelli che hanno in portafoglio. La Fed ha per il momento indicato di voler mettere in portafoglio solo i bond col bollino dell'affidabilità finanziaria, ma ha già fatto capire che, prima che poi, aprirà la porta anche ai titoli junk. Un passo che finora non ha compiuto la Bce, il cui raggio d'azione è limitato all'accettazione dei cosiddetti titoli spazzatura come garanzia a fronte di rifinanziamenti.

Una volta messi in pancia i bond ad alto rendimento e a maggior rischio, a Powell non resterà che l'arma finale: comprare direttamente azioni a Wall Street.

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