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«Fiat, sentenza aberrante: non si assume per tessera»

Un modo per scoraggiare chi vuole investire qui

«Fiat, sentenza aberrante: non si assume per tessera»

Ieri mattina, a 24 ore dalla sentenza romana, il Tribunale del lavoro di Milano ha respinto il ricorso presentato dalla Fiom nei confronti della Magneti Marelli per «condotta antisindacale». Due pesi e due misure, sempre contro o a favore della Fiat, mai così nel mirino dell’ala dura della Cgil. In particolare, la decisione del tribunale di Roma, che impone al Lingotto di assumere 145 tesserati Fiom nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, apre scenari inquietanti sui rapporti imprese-sindacati-lavoratori in uno dei momenti più difficili che il mondo del lavoro abbia mai attraversato.
«È una decisione aberrante, in rotta di collisione con l’articolo 41 della Carta costituzionale». È questo, in sintesi, il commento dell’avvocato Giacinto Favalli, partner associato dello studio Trifirò di Milano, che ieri mattina rappresentava la Fiat nella controversia Fiom-Magneti Marelli davantio al giudice Mariani di Milano.
Avvocato, a Roma una Fiom sugli altari, a Milano nella polvere. Che cosa succede nelle aule giudiziarie?
«Ci sono grosse differenze nella magistratura. Mi sono occupato personalmente del caso Magneti Marelli. Il giudice di Milano è stato rigoroso nell’interpretare l’articolo 19 (rappresentanze sindacali) e ha respinto il ricorso, a mio avviso pretestuoso, presentato dal sindacato di Maurizio Landini. Oggi va di moda la cosiddetta “interpretazione costituzionalmente orientata”, ma serve solo a riempirsi la bocca. In sostanza si fa dire alla norma quello che la norma non dice. Ecco, fortunatamente questo a Milano non è accaduto».
Tornando a Pomigliano d’Arco, in sostanza Fiat dovrà assumere 145 «tessere» visto che né giudice, né Fiat, né Fiom conoscono i nomi...
«Questa decisione, come ho già avuto modo di affermare è in netto contrasto con l’articolo 41 della Costituzione repubblicana. Sulla base di una legge attinente le discriminazioni si ordina a Fiat di assumere 145 persone... È una cosa talmente grave che lascia esterrefatti. La fabbrica di Pomigliano non ha alcun obbligo ad assumere. A mia memoria è la prima volta che si impone a un soggetto giuridico autonomo, cioè a un’azienda, di assumere in base alle tessere. E poi, tutta questa costruzione mi sembra basata su numeri sbagliati perché gli iscritti Fiom sarebbero 104 in tutto. Da dove saltano fuori i complessivi 145?».
Landini, intanto, continua a recitare il ruolo della vittima, forse per attirare l’attenzione su problemi politici che gli stanno particolarmente a cuore...
«Posso dire che la Fiom si è ritagliato un ruolo particolare, una posizione di scontro che non favorisce gli accordi. Al contrario, privilegia il braccio di ferro giudiziario e questo tipo di atteggiamento non contribuisce a trovare soluzioni pratiche e operative per tutti, in particolare per i lavoratori».
Non le sembra che i vari Landini, ma anche l’atteggiamento di alcuni giudici, siano un incentivo a tenere alla larga gli investitori stranieri?
«In un mondo del lavoro che è in continua evoluzione, queste vicende scoraggiano pesantemente chi è interessato a investire nel nostro Paese.

Fortunatamente nel mondo della globalizzazione sono ancora le imprese a tenere in mano il coltello dalla parte del manico».
L’avvocato Favalli, infine, risponde con un «no comment» sulla possibile decisione di disimpegno, in Italia, da parte di Sergio Marchionne.

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