Figuraccia senza fine La cassa integrazione? ​Adesso è "scomparsa"

Burocrazia e lentezza la fanno da padroni. Il governo non c’è. Gli aiuti promessi a lavoratori e imprenditori non arrivano. E la Cig è ancora in alto mare

Figuraccia senza fine La cassa integrazione? ​Adesso è "scomparsa"

Burocrazia, lentezze, promesse disattese. Il governo non c’è. Tante belle parole, ma pochi fatti. Le richieste per la Cig, la cassa integrazione, con causale "Covid 19", ancora non si è vista. L’Ufficio Parlamentare di bilancio afferma che riguarderà un numero complessivo di ore ampiamente superiore rispetto ai valori massimi storicamente osservati dalla crisi finanziaria del 2009. Circa 3 milioni di lavoratori hanno richiesto la Cig ordinaria, 1,7 milioni l’assegno destinato ai dipendenti di aziende che di norma non avrebbero diritto alla cassa, ma che con l’emergenza coronavirus sono state ammesse all’ammortizzatore.

Tra questi anche micro imprese, commercianti e artigiani, negozi con più di 5 dipendenti. E sono loro a subire il danno maggiore da questi ritardi. Dei richiedenti la Cig in deroga non si conosce ancora il numero: la procedura, complicatissima, prevede il passaggio tra le regioni e l’Inps. Le banche avrebbero dovuto anticipare una parte dell’assegno, ma la documentazione richiesta è tale che ai lavoratori conviene a quel punto aspettare l’Inps. Anche se non si capisce bene fino a quando.

Ogni regione ha la sua procedura. Il Lazio ai primi del mese di aprile aveva già decretato più di 25mila domande. Di queste, però l’Inps ne ha lavorate all’incirca il 10% e i lavoratori beneficiari sono solo 180. E il Lazio è tra le regioni più virtuose. Tra quelle che hanno provveduto a trasmettere le domande all’Inps in tempi rapidi. Un vero disastro. "Ci sono anche regioni, come la Sicilia, per le quali il numero di domande trasmesse all’Inps è ancora a zero", fa sapere a Repubblica Vincenzo Silvestri, consigliere dell’Ordine dei consulenti del Lavoro delegato ai rapporti con l’Inps.

Ma anche la Lombardia è in ritardo: al 15 aprile all’Inps risultavano solo 37 domande. Con i decreti per l’emergenza coronavirus il governo aveva parlato di un principio universale di assistenza, ma non è andata così. Esiste un largo strato di aziende non coperte da ammortizzatori sociali. Chi ha la Cig ordinaria se la cava, anche se ho grossi dubbi sul fatto che gli assegni possano arrivare entro il 30 aprile. Per l’assegno ordinario i tempi sono rallentati. Ma per la cassa in deroga i passaggi sono doppi e le difficoltà enormi.

È andata bene solo ai lavoratori le cui aziende disponevano ancora di liquidità e hanno potuto anticipare la cassa integrazione. Oppure a chi poteva contare sui fondi di solidarietà bilaterali. Per il resto, in tempi normali l’Inps impiega due mesi e mezzo per la procedura di liquidazione della Cig, figuriamoci adesso. Il governo si era impegnato a semplificare al massimo le procedure per far arrivare in fretta i soldi nelle tasche dei lavoratori, ma non c'è riuscito.

Il problema riguarda anche le banche. L’accordo stipulato con l’Abi per l’anticipo dei 1400 euro non funziona perché le banche chiedono, a garanzia dell’anticipo, il modello SR41 dell’Inps, che già attesta che la procedura è quasi conclusa, e quindi che bisogno c’è dell’anticipo? Nodi da sciogliere.

Problemi anche sul fronte bonus 600 euro per i lavoratori autonomi. Il pagamento del sussidio è iniziato, ma l’impegno del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a pagare tutti entro venerdì scorso non è stato rispettato. Molti lamentano che non è arrivato nulla, nemmeno se hanno fatto domanda il primo aprile, primo giorno utile, mentre altri che l’hanno fatta il 2 e il 3 hanno avuto il bonifico. "I pagamenti stanno continuando anche in queste ore", rassicura comunque l’istituto. La situazione è così in tutta Italia. Che confusione. Che gran confusione.

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