Ma per Findim e Asati il presidente ha troppi poteri. Patuano confermato

Ma per Findim e Asati il presidente ha troppi poteri. Patuano confermato

Troppe deleghe al neopresidente Giuseppe Recchi. Lo dicono Findim e Asati. Nelle indicazioni di voto passate ai fondi, il presidente nominato non avrebbe dovuto avere nomine operative. Invece Recchi, anche se non paragonabile ai poteri che aveva Franco Bernabè, ha ottenuto cinque deleghe: affari legali, ufficio stampa e relazioni con gli opinion maker, affari generali, responsabilità sociale d'impresa e supervisione dell'Audit. Ma ciò che più conta è che avrà un ruolo di «indirizzo e supervisione» sulle strategie, oltre che di rappresentanza nelle relazioni con autorità, istituzioni e investitori. Su questo punto, però, le attribuzioni non sono chiare perché, è scritto nel comunicato, le funzioni di responsabile «Public & Regulatory Affairs», che cura i rapporti con le Authority, sono per il riconfermato ad Marco Patuano, anche se «coordinandosi con il presidente». L'ad ha comunque tutte le deleghe per Italia e Sud America. Comunque, i nodi della mancata elezione di due dei suoi candidati, come chiesto da Findim, stanno già venendo al pettine.
Un tentativo per stemperare le tensioni è arrivato dal consigliere di Mediobanca, Tarak Ben Ammar: «Findim è un socio importante e sarà sempre ben accetto in cda». Sempre Ben Ammar ha spiegato che Recchi, in assemblea, ha riferito che il nuovo consiglio rappresenta tutta l'assemblea, anche Fossati.
Quanto ai neo eletti, la baronessa Denise Kingsmill ha detto che «Telecom è un'azienda favolosa». Anche perché molto generosa con i suoi consiglieri, retribuiti con 150mila euro l'anno. Il cda ha poi rinnovato i comitati interni. Di quello di «controllo» fanno parte Lucia Calvosa, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo e Giorgio Valerio. Mentre in quello «Nomine e remunerazione dei consiglieri» ci sono Davide Benello, Flavio Cattaneo, Jean-Paul Fitoussi e Denise Kingsmill.

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