Fossati-Telecom, tensione alle stelle lo spilloQuella debole (e costosa) lobby dei signori del risparmio gestito1,3

Fossati-Telecom, tensione alle stelle lo spilloQuella debole (e costosa) lobby dei signori del risparmio gestito1,3

Marco Fossati alimenta la battaglia tesa a rovesciare il cda di Telecom, accettando il corpo a corpo con l'ad Marco Patuano, sul prestito convertendo pari a 1,3 miliardi da cui lo stesso presidente di Findim lamenta di essere stato escluso. L'innesco lo ha offerto Patuano sostenendo, in una audizione al Senato, che Fossati (cui fa capo il 5% di Telecom) fosse stato per tempo «contattato per telefono» da Domenico Siniscalco, ex presidente di Assogestioni e capo italiano della banca (Morgan Stanley) che ha curato l'operazione. Quasi immediata la replica, fuori da Palazzo Madama, di Fossati: «Sono stato io a contattare Siniscalco via sms la notte del 7 novembre», erano le ore 22 e 40, ma «mi ha detto di non essere al corrente dei termini della transazione».
Una baruffa in grande stile, che fornisce materiale alla Consob, che ha già ordinato ispezioni sia sul convertendo sia sulla vendita «in saldo» della controllata argentina: Giuseppe Vegas vuole venirne a capo prima dell'assemblea del 20 dicembre.
In serata è Telecom, che intanto ha ordinato una perizia sul prezzo del prestito, a cercare un coperchio: le banche che hanno curato il collocamento «hanno cercato di mettersi in contatto» con Findim, senza però «riceverne risposta». Poi, sempre «a collocamento aperto», ci sono stati «contatti» tra Findim e «un rappresentante dei joint bookrunners, da cui non è emerso un interesse dell'azionista» a sottoscrivere il bond. Fossati, prosegue Telecom, ha «cambiato idea» solo in un terzo momento, «nella tarda mattina di venerdì 8 novembre», quando il collocamento era «chiuso da alcune ore». Eventuali ricadute legali a parte, in gioco c'è la tutela dei soci di minoranza nel cammino che - dopo il riassetto della holding Telco imperniato sul rafforzamento di Telefonica - dovrebbe consegnare Telecom nella mani del gruppo spagnolo. Da qui la rinnovata polemica di Fossati con Unicredit: «Halloween è già passato, quindi niente scherzetti!», ha detto il capo di Findim all'indomani della dichiarazione con cui l'ad della superbanca, Federico Ghizzoni, aveva raffreddato ogni aspettativa sulla possibilità che i fondi italiani potessero appoggiare il tentativo di cambiare il cda di Telcom. Assogestioni, se non si esprimerà a favore, mostrerà «malafede», ha incalzato Fossati, perché, in buona sostanza, i fondi dovrebbero rappresentare il pungolo del mercato e non dare l'idea di essere pilotati dalle banche capogruppo. «Una revoca, se votata, non è un ribaltone», ha proseguito il finanziere: «Si voterebbe a maggioranza la lista di Telco e probabilmente il management attuale rimarrebbe. Ma noi minoranze avremmo 7 consiglieri su 15».
Patuano, confermata l'apertura a incontrare il capo di Findim, ha difeso il bilancio Telecom: è «una azienda solida e non necessita» di salvataggi né di «misure dirigistiche», come la nazionalizzazione o «lo scorporo ex lege della rete»: ieri c'è stato il primo incontro con la task force del governo per calcolare gli investimenti necessari a rilanciare l'infrastruttura. Patuano ha assicurato la fine delle buonuscite d'oro, precisato che non solleciterà un'offerta su Tim Brasil e detto che, se si modifica la legge sull'Opa, occorre dare certezze al mercato.

L'addio di Domenico Siniscalco continua a essere una buccia di banana per Assogestioni e la reputazione dei signori dei fondi. Il mercato ha rispolverato nella memoria che le grandi case di gestione italiane sono controllate dalle maggiori banche del Paese e, quindi, ne sono appannaggio «politico». Difficile quindi pensare che Assogestioni - come ha fatto notare con una forte dose di sincerità il capo di Unicredit, Federico Ghizzoni - possa schierarsi con Marco Fossati che con il suo 5% di Telecom vuole cambiare il sistema.
Fino a qui nulla, o quasi, di nuovo per lo stagno di Piazza Affari. Ma più si interrogano le Sgr. più si scopre che Assogestioni è da molte di queste considerata una lobby debole, da cui ci si può aspettare qualche buffetto ma quasi mai il colpo decisivo. Le cose, dopo un lungo periodo di letargo, stavano cambiando sotto la guida di Siniscalco, per il peso che vanta l'ex ministro e banchiere. Da qui, davanti alle sue dimissioni, l'imbarazzo che solo l'ad di Azimut, Pietro Giuliani, ha voluto commentare sostenendo che Assogestioni dovrebbe smetterla di compilare liste per i cda. Anche perché, si sussurra in ambienti internazionali, per essere uno stimolo efficace bisognerebbe disporre, come accade agli attivisti esteri, di avvocati pronti a dare battaglia nelle assemblee delle società partecipate. Ma Assogestioni, lamentano alcuni, è già fin troppo cara così come è.


Marco Fossati lamenta di essere stato escluso dal prestito convertendo di 1,3 miliardi di euro


È l'ammontare della partecipazione in Telecom Italia di Marco Fossati attraverso Findim

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