La fusione tra Nexi e Sia nel mirino dell'Antitrust: "Concorrenza a rischio"

L'Authority: "Così un player unico in Italia" La replica: "Europa mercato di riferimento"

La fusione tra Nexi e Sia nel mirino dell'Antitrust: "Concorrenza a rischio"

A quasi un anno dall'annuncio del matrimonio tra Nexi e Sia, l'Antitrust accende i riflettori sulle nozze che dovrebbero portare alla creazione del campione nazionale dei pagamenti digitali. L'operazione, fortemente voluta da Cdp (che da azionista di controllo di Sia dovrebbe diventare socio di maggioranza del nuovo polo con il 25% del capitale) interessa una filiera «complessa ed eterogenea» e «potrebbe determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante da parte della nuova entità con effetti di tipo orizzontale, nonché di natura verticale e conglomerale».

I tempi dovrebbero essere celeri: entro dieci giorni le parti potranno esercitare il diritto di essere sentite, mentre l'istruttoria si chiuderà entro 45 giorni, rendendo quindi possibile, in linea teorica, la celebrazione delle nozze entro fine l'anno. Per Equita la probabilità di un semaforo verde da parte del garante è elevata, pur non potendosi escludere una eventuale richiesta di correttivi. In Piazza Affari la società guidata dall'ad Paolo Bertoluzzo ha chiuso la seduta a 17,65 euro in calo dello 0,7 per cento.

Più in dettaglio, scrive l'Authority guidata da Roberto Rustichelli, la prevista fusione per incorporazione di Sia in Nexi coinvolge differenti operatori e interessa molteplici ambiti dei pagamenti digitali con servizi che si inseriscono a diversi livelli della filiera, permettendo che il pagamento abbia luogo o il prelievo sia effettuato e garantendo quindi il funzionamento, nel suo complesso, del sistema. Il nuovo campione dei pagamenti digitali, secondo quanto attestato dal documento, arriverebbe a detenere soglie superiori al 40% del mercato italiano in molti degli ambiti coinvolti (nei servizi di clearing, servizi di compensazione al dettaglio dei pagamenti, il colosso arriverebbe al 90-95%). A giudizio dei promessi sposi, semplificando e generalizzando quanto riportato dall'Autorithy, l'orizzonte di riferimento per simili settori dovrebbe essere quanto meno europeo, anche in seguito alle più recenti prassi e definizioni individuate dalla Commissione europea.

Nei servizi di merchant acquiring (ovvero volti a consentire agli esercenti di accettare pagamenti tramite carta, Pos compresi), il nascente polo avrebbe il 45-50% del mercato italiano, dove comunque sono presenti altri interlocutori come Unicredit, Iccrea e Banca Sella con quote comprese tra il 5 e il 10 per cento. «L'operazione potrebbe determinare effetti restrittivi della concorrenza nella fornitura dei servizi di merchant aquiring, con la costituzione o il rafforzamento di una posizione caratterizzata da notevole potere di mercato in capo all'entità post merger», sostiene il garante. Tale posizione potrebbe poi influire anche sui servizi di processing, ovvero nelle operazioni compiute a vantaggio delle società emittenti di carte di credito: il polo potrebbe detenere una quota di mercato pari al 65-70% nel processing delle carte di debito nazionali e del 70-75% nel processing delle carte di credito internazionali. Nei servizi di produzione e personalizzazione di carte di pagamento smart il polo deterrebbe il 35-40% del mercato nazionale o il 5-10% del mercato sovranazionale.

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