Il governo fa «melina» su Mediobanca

D'Incà: «Del Vecchio non ha ancora chiesto di superare il 10%»

Camila Conti

Il governo non sembra interessato al futuro di Mediobanca e delle Generali dopo il blitz di Leonardo Del Vecchio nel capitale di Piazzetta Cuccia, di cui è diventato primo azionista con in mano il 9,88% del capitale. Né delle conseguenze che le grandi manovre delle controllate lussemburghesi del patron di Luxottica, insieme a possibili mire francesi, potrebbero avere sugli equilibri del Leone di Trieste di cui Del Vecchio possiede il 3,2 per cento. Il caso è finito ieri al question time alla Camera con un'interrogazione rivolta al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, dal deputato di Forza Italia Mauro D'Attis (nella foto).

La risposta non è però arrivata da Gualtieri, assente alla seduta, ma dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, che si è limitato a riportare la fredda diagnosi dei tecnici del Mef : «A oggi Delfin non ha presentato alcuna istanza formale all'autorità di Vigilanza volta ad accrescere la propria quota in Mediobanca sopra il 10%», ha detto D'Incà. Aggiungendo che il possesso delle due partecipazioni nell'istituto milanese e nella compagnia assicurativa «certamente legittima Del Vecchio a presentare una lista di candidati per le elezioni dei rispettivi cda». Ciò non significa però ottenere il voto favorevole da parte di un numero sufficiente di azionisti sulla lista di candidati presentata, ha precisato il ministro, perché «le dimensioni dei pacchetti detenuti da Delfin non consentono, in assenza di accordi con gli altri azionisti o al loro sostegno, di nominare in autonomia la maggioranza dei consiglieri e gli ad». D'Incà ha poi lasciato la palla alle autorità di Vigilanza Bankitalia e Bce, cui spetta l'ultima parola - che dovranno dare il via libera all'eventuale superamento del 10% di Piazzetta Cuccia.

Poco soddisfatto D'Attis che ha aspettato tre mesi per avere una risposta alla sua interrogazione sui rischi di un «pericoloso scippo» nel salotto buono della finanza. Ieri la risposta ufficiale è arrivata, «senza elementi tali da farci stare tranquilli», ha però replicato il deputato forzista ricordando che la questione riguarda anche la politica internazionale «visto che di questa vicenda se ne sta occupando il Copasir».

Il Comitato parlamentare di sicurezza della Repubblica ha infatti annunciato per la seconda metà del mese una serie di audizioni sul rischio scalate estere per grandi società ritenute strategiche nel settore creditizio, finanziario e assicurativo.