Economia

Gratta&Vinci, il governo fa marcia indietro: niente proroga, si farà la gara

Le proteste di Lega Nord, M5S e Mdp costringono Palazzo Chigi al dietrofront. Scomparirà la proroga per la gestione delle lotterie istantanee

Gratta&Vinci, il governo fa marcia indietro: niente proroga, si farà la gara

Alla fine si è convinto anche il governo: la gara d'appalto per la gestione dei "Gratta&Vinci" si farà. Nessuna proroga automatica in favore di Lottomatica, dunque. Ma una "procedura competitiva" come da normativa europea.

Ad annunciarlo alla Commissione Bilancio del Senato è stato il vice ministro dell'Economia, Enrico Morando. Si dovrebbe chiudere così la querelle esplosa dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri dell'articolo 20 del decreto fiscale. Quello che prolungava di altri nove anni la concessione sulle lotterie istantanee in favore Igt-International Game Technology, il colosso controllato da De Agostini che dal 2009 gestisce il business dei "grattini" in Italia. Tagliando fuori la concorrenza.

Sulla norma si erano scatenate le proteste delle opposizioni e quelle, sotto traccia, degli altri operatori del settore. Diverse le criticità emerse a seguito della decisione del governo di "accontentarsi" degli 800 milioni (50 nel 2017 e 750 nel 2018) che Lottomatica avrebbe versato per la proroga. L'onorevole Silvio Lai (Pd) aveva parlato di "perplessità giuridiche” e di problemi di "opportunità politica”. La Lega Nord aveva presentato un'interrogazione alla Commissione Europea firmata da Angelo Ciocca per denunciare come “il rinnovo automatico, senza gara pubblica" violasse "la normativa europea”. È andato alla carica anche il M5S, che per bocca della senatrice Bottici ha chiesto al ministro Padoan di evitare una proroga che avrebbe determinato "una condizione di monopolio".

Dubbi condivisi pure dal Servizio Bilancio del Senato. Secondo i tecnici, infatti, i punti poco limpidi del provvedimento potevano portare “alla decadenza della concessioni” con conseguenti perdite finanziarie. Non solo. A rendere sospetto il blitz del governo erano anche le tempistiche: il rinnovo in anticipo di due anni rispetto alla scadenza naturale della concessione (2019) impediva infatti “di porre sotto esame” l’ultimo biennio, periodo in cui potrebbero modificarsi le valutazioni sull’operato di Lottomatica. Peraltro, la gara d’appalto - secondo i tecnici di Palazzo Madama - consentirà di assegnare il servizio “a una pluralità di concessionari”, di “tener conto dei suggerimenti e delle criticità espresse dall’Anac” e di adeguare l’importo “dell’una tantum e dell’aggio in senso più favorevole all’interesse erariale”. Cioè più soldi e maggiore trasparenza.

Tanta bagarre va capita. Il mercato dei "Gratta&Vinci" è una vera e propria gallina dalle uova d'oro. Le lotterie istantanee nel 2016 hanno prodotto 8,9 miliardi di raccolta, ovvero il 12,5% dell’intero mercato delle scommesse. Un tesoro da non farsi sfuggire. Negli ultimi 11 anni, grazie al boom dei vari “Maxi Miliardario” e “Mi sento fortunato”, la percentuale della quota di mercato dei "grattini" è salita del 58% con un ricavo per la filiera che nel 2016 si è attestato a 1,3 miliardi di euro.

"Davanti a questo exploit - fa notare Lucredia Ricchiuti (Mdp) - con la gara l’incasso per lo Stato sarebbe certamente superiore agli 800 milioni che Lottomatica aveva offerto quando ha partecipato da sola". Perché allora sposare la linea della proroga? Semplice: invece di aspettare altri due anni e indire un nuovo bando, Palazzo Chigi si sarebbe assicurato soldi freschi e immediati da mettere a bilancio subito. Gentiloni, insomma, preferiva una gallina oggi piuttosto che un uovo (d’oro) domani.

Il tentativo però sembra ormai naufragato. "L'orientamento del governo - ha infatti confermato Morando - è quello dell’indizione di una procedura competitiva, cosicché nella legge di bilancio potrà essere previsto che i proventi della gara sostituiscano, dal punto di vista finanziario, quelli dell’eventuale proroga".

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